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venerdì 11 giugno 2021


Frutta estiva, sfilza di segni meno tra i prezzi

L'inizio di giugno ha portato un ridimensionamento dei prezzi all'origine della frutta primaverile-estiva: è quanto emerge dal report Ismea riferito al periodo 31 maggio-6 giugno. I listini di ciliegie, albicocche, pesche e nettarine sono stati condizionati da un'offerta in progressiva crescita a cui non sempre è corrisposto un proporzionale aumento della domanda. Piuttosto disomogeneo l'andamento delle quotazioni delle fragole, mentre per le ultime quote di mele e pere la flessione del listino medio è da attribuire al progressivo assottigliamento delle disponibilità.



Tra le drupacee, continua il calo delle quotazioni delle ciliegie su tutte le piazze in corrispondenza di un fisiologico incremento dell'offerta. Nel bacino produttivo pugliese le stabili condizioni climatiche con temperature sempre elevate, hanno accelerato il processo di maturazione dei frutti e favorito la raccolta. In termini qualitativi l'offerta sebbene caratterizzata da calibri medio-piccoli - sottolinea il Report Ismea - nel complesso ha continuato a presentare uno standard del tutto ottimale sia per colorazione che per grado zuccherino. 



Dal punto di vista commerciale il mercato è risultato connotato da una eccessiva concentrazione di prodotto che ha determinato una maggiore lentezza negli scambi. Diversa la situazione nell'areale modenese dove la raccolta, che a partire da questa settimana ha interessato anche le prime quote di varietà dure, è proseguita con regolarità e le contrattazioni sono avvenute sulla base di prezzi cedenti a causa delle aumentate disponibilità. 

In settimana le operazioni di raccolta dell'albicocca si sono estese a tutti gli areali vocati della penisola. L'offerta nel complesso, seppure in incremento rispetto alla precedente rilevazione, a causa delle gelate di marzo e aprile che a macchia di leopardo hanno colpito le differenti aree produttive, si è confermata in calo rispetto allo scorso anno. Sotto il profilo qualitativo il prodotto ha mostrato mediamente una qualità abbastanza soddisfacente sia in termini di calibro che per grado zuccherino. Dal punto di vista commerciale gli scambi si sono svolti in un clima di discreto interesse da parte dei mercati e sulla base di prezzi che nonostante le minori quantità previste si sono posizionati su livelli inferiori a quelli registrati nella precedente campagna.



Per quanto riguarda pesche e nettarine, sono proseguite negli areali vocati meridionali le operazioni di raccolta del prodotto. In incremento i distacchi nel metapontino dove si continua a registrare un discreto andamento di mercato con quotazioni in flessione solo in funzione delle aumentate disponibilità. Proseguono anche negli areali calabresi le operazioni di raccolta del prodotto. L'offerta avviata sul mercato ha riscosso un modesto interesse da parte della domanda anche per la presenza di materia prima di provenienza spagnola veicolata a prezzi concorrenziali. In tale contesto le contrattazioni si sono svolte sulla base di prezzi cedenti. Solo per le nettarine a polpa bianca una offerta ancora contenuta ha permesso alle quotazioni di attestarsi sui livelli di maggio. 


Anche per le fragole Ismea parla di prezzi in flessione rispetto alla precedente rilevazione pur a fronte di un trend piuttosto disomogeneo fra le diverse aree produttive. Per le produzioni meridionali, la cui campagna è alle battute finali, gli ultimi volumi immessi sul mercato sono stati oggetto di una discreta attività di scambio avvenuta sulla base di quotazioni in fisiologico calo. Di contro un aumento dei listini è stato registrato negli areali del Veneto e del Piemonte  dove le buone caratteristiche qualitative del prodotto unitamente alle maggiori richieste pervenute hanno reso agevole il collocamento della merce sui mercati. Infine si sono confermati stabili i listini sulla piazza di Forlì e per quanto riguarda la favetta laziale in virtù di un generale equilibrio tra domanda e offerta.

Infine le mele: la settimana si è chiusa con una flessione dei prezzi medi all'origine complice la fine della commercializzazione dell'Annurca campana, caratterizzata da prezzi mediamente più elevati. Sotto il profilo degli scambi sul circuito interno le contrattazioni concluse sono proseguite a ritmi regolari e costanti, anche grazie alle offerte promozionali messe in atto dalla Grande distribuzione organizzata al fine di favorire le vendite. Più calmo invece è apparso il collocamento del prodotto sul fronte estero dove l'interesse della domanda si è parzialmente  orientata verso la merce fresca di provenienza australe. 

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