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giovedì 10 giugno 2021


Drupacee, ecco i motivi del dominio spagnolo

La Spagna ha registrato negli ultimi decenni una forte crescita della produzione di drupacee, anche se in modo disomogeneo tra le varie famiglie che compongono questo segmento frutticolo. 

Nello specifico, la produzione spagnola è passata dalle 700mila tonnellate dei primi anni Ottanta ai due milioni di tonnellate degli ultimi cinque anni (2015-2020). In questo periodo di riferimento, le albicocche sono diminuite dell'11%, le ciliegie e le prugne hanno registrato incrementi del 42% e del 74%, mentre le pesche e nettarine hanno fatto un vero e proprio balzo in avanti (+276%), portando i volumi complessivi di drupacee al +164%. 



Tale incremento produttivo è stato accompagnato da profondi cambiamenti in termini di varietà e di orientamento commerciale, visto che alla fine degli anni Ottanta un’ampia quantità di albicocche e pesche coltivate in Spagna veniva destinata all'industria conserviera, ora praticamente scomparsa. 

Lo sviluppo della produzione è stato favorito dall'ingresso della Spagna nel Mercato Comune del 1985. Ma il vero decollo delle esportazioni di drupacee, fino ad allora dominate da Italia e Francia, è arrivato con l'istituzione del Mercato unico europeo nel 1993, che ha fornito alla Spagna la possibilità di accedere a un mercato da 500 milioni di consumatori senza dazi doganali, frontiere e burocrazia. La crescita, iniziata nel decennio 1995-2004, è stata ripida ed ininterrotta fino ai giorni nostri.



Zone produttive
Attualmente, il Paese iberico coltiva drupacee in numerose regioni. Ma prima di entrare nel mercato unico, le sole aree che potevano esportare una parte di questi frutti erano l’Andalusia, la Murcia e la Comunità Valenciana, in virtù della loro precocità. In quel momento, il 4 giugno era conosciuto come il giorno nero, con i prezzi della frutta spagnola che rientravano nel quadro del dazio compensativo, paralizzando completamente le esportazioni verso il Mercato comune. Dal 4 giugno alla Spagna non restava che una nicchia in Svizzera e nei Paesi esterni al Mercato comune. Le produzioni della Valle dell'Ebro (Catalogna e Aragona) potevano quindi essere vendute solo sul mercato interno e al comparto dell’industria. 

La situazione attuale vede la Valle dell'Ebro rappresentare circa il 52% della produzione complessiva di drupacee, seguita da Murcia con il 34%, l'Estremadura con il 12%, l'Andalusia con l'8% e la Comunità Valenciana con il 3%. Le quota di queste ultime due regioni dovrebbe continuare a ridursi anche nei prossimi anni, lasciando il destino delle drupacee nelle mani delle altre quattro regioni.

La campagna 2021
L'inizio della stagione in corso è stato segnato da gelate senza precedenti in Italia e Francia, che già gravano sulle previsioni commerciali degli operatori di tutta Europa. Le regioni meridionali della Spagna sono state risparmiate: Andalusia, Murcia, Valencia ed Estremadura. La principale zona di produzione del Paese, la Valle dell'Ebro, non è però sfuggita alle gelate di metà marzo ed ha perso tra il 40% e il 50% della sua produzione. Di conseguenza, è plausibile aspettarsi una carenza di drupacee per quest’anno.

Articolo pubblicato su Fruitrop 
 
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Paco Borras
International Expert

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