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venerdì 28 maggio 2021


«Drupacee, è invasione delle varietà precoci»

“Le drupacee - pesche, nettarine e albicocche in primis - hanno oggi un grande problema strutturale: negli ultimi anni non sono riuscite a soddisfare i consumatori a causa dell’entrata sul mercato di un gran numero di varietà precoci”.
A dirlo è stato Paco Borras, consulente internazionale nonché ex direttore commerciale Anecoop, intervenuto ieri in collegamento dalla Spagna al nostro evento Think Fresh Webinar Preview.


Paco Borras in collegamento a Think Fresh Webinar Preview dalla Spagna

Nell’analizzare la situazione spagnola, Borras ha accusato le nuove varietà che appaiono ogni anno di destabilizzare consumatori e offerta. “Questa invasione di frutti precoci dell’ultimo periodo non è stata apprezzata dai consumatori e ha determinato un’offerta poco regolare – ha detto Borras – Se per altri frutti dal consolidamento varietale più lento (come mele, pere, mandarini, arance, cachi, anguia seedless e kiwi) i consumatori si affidano a un gusto ormai garantito, non è la stessa cosa per le drupacee precoci: da qui la bassa propensione all’acquisto”.



Relativamente ai volumi produttivi della penisola iberica, l’ex direttore commerciale di Anecoop ha sottolineato come sia stata principalmente la zona della valle dell’Ebro ad esser colpita dal maltempo: “E’ un territorio che comprende l’Aragona e la Cataluna, che da sole rappresentano il 50% della produzione totale di pesche e nettarine. In altre zone di drupacee precoci, come Andalucia e Murcia, il calo produttivo è pari all’8%”.


Il collegamento di Paco Borras visto dallo studio durante Think Fresh Webinar Preview

E dato che le mosse della Spagna hanno sempre notevoli effetti sul mercato italiano, Borras ha scattato un’istantanea anche sulle esportazioni. “Nelle ultime due settimane di aprile e in tutto il mese di maggio, abbiamo esportato una quantità simile a quella dello scorso anno, in cui la raccolta di drupacee non era stata eccezionale – ha concluso – possiamo però ritenerci fortunati per i prezzi, che finora sono aumentati di 0,5-0,10 euro al chilogrammo”.

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