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lunedì 26 aprile 2021


Ricerca fragole, cosa si aspettano le imprese

Quasi ottocento iscrizioni, di cui circa 300 dalla Cina. Il Simposio Internazionale della Fragola, organizzato dal Crea e dall’Università Politecnica delle Marche, scalda i motori: online dall’1 al 5 maggio, sarà un'utile occasione per fare il punto, a livello nazionale e globale, sul frutto che si coltiva dall’Equatore ai Poli.

Enzo Perri (nella foto sotto), direttore pro tempore Crea Olivicoltura frutticoltura agrumicoltura, lo ha ricordato venerdì scorso durante la presentazione del Simposio: il futuro della ricerca è nel breeding compartecipato, in una collaborazione tra pubblico e privato finalizzata al miglioramento del materiale genetico.



Ma cosa si aspettano le aziende dalla ricerca? “Il confronto con il mondo scientifico globale credo sia fondamentale per comprendere quali sono le direttrici di sviluppo che la ricerca deve seguire – ha detto Alida Stigliano di Nova Siri Genetics – La ricerca deve fornire soluzioni concrete in termini di offerta di varietà rustiche, per ridurre l'utilizzo di prodotti fitoiatrici, a tutela dell'ambiente e dei consumatori. E poi fragole che abbiano caratteristiche organolettiche elevate e una shelf life più lunga. Questi sono i capisaldi della nostra attività di ricerca e di innovazione: anche la precocità è importante, negli ultimi anni il calendario della fragola si è ampliato, siamo riusciti a mettere a disposizione dei produttori un'offerta varietale per essere sul mercato fino a 8-9 mesi l'anno. Infine crediamo nei progetti di filiera, per creare sinergie tra mondo della produzione, della ricerca e della commercializzazione”.

“Contiamo di unire i due diversi rami della ricerca, quello accademico e quello di noi breeder – ha osservato Nino Foraboschi (Planasa) – Durante il Simposio terremo una mostra sul miglioramento dell'allevamento e sullo sviluppo varietale della fragola. Uno spazio sarà dedicato a Candonga, la nostra varietà di punta, con un piccolo tour virtuale attraverso Planitalia in Basilicata, territorio vocato per questa fragola. Il nostro obiettivo è quello di aiutare i produttori italiani a migliorare competitività e posizionamento sul mercato, sviluppando fragole che si adattano alle richieste dei produttori e dei mercati: sapore, rusticità, precocità, riduzione dei costi, aumentare la produttività e raccogliere in finestre dove altri mercato non producono”.

Di sostenibilità economica e ambientale hanno parlato Jacopo Diamanti e Michelangelo Leis del Civ. “Le nostre varietà sono note per avere una grande resistenza agli stress biotici e abiotici e si prestano ad essere coltivate in situazioni di basso impatto ambientale, con un grande vantaggio per l'ambiente e il consumatore, che può disporre di frutti dalle ottime caratteristiche qualitative, ma dotate di grande salubrità. Il programma di miglioramento genetico del Civ nasce in Italia ma poi si sposta a livello globale: siamo presenti su tutto il panorama mondiale della fragolicoltura. Ci stiamo presentato con nuove varietà unifere e rifiorenti”.



Pietro Ciardiello di Coop Sole-Apofruit ha ricordato come ormai propongano fragole per nove mesi l'anno. “Caratterizziamo la nostra offerta come prodotto in lotta integrata, residuo zero e siamo fortemente impegnati sul bio. Abbiamo bisogno di piante che si adattino ai diversi microclimi del Mezzogiorno e che riescano a produrre nelle varie condizioni. Grazie alla ricerca abbiamo fatto un bel lavoro”.

Lucilla Danesi di Geoplant ha osservato come il breeding “ha aiutato l'azienda ad avere una dimensione europea ed extraeuropea. L'esigenza di oggi è di proporre sul mercato varietà resistenti”. Mentre Luca Mattivi (Aurorafruit Breeding) ha sottolineato “la volontà, con la ricerca e l'innovazione, di proporre varietà innovativa che aiutino a connettere tutti i protagonisti della filiera: dal vivaio al produttore, dal supermercato al consumatore. Le nostre varietà sono relativamente nuove e ci hanno permesso di svilupparci”.

Danilo Bernardini (Berrylab) ha sintetizzato le esigenze del mercato in “frutti dolci e piante forti”, ricordando come il lavoro sia focalizzato sull'ottenimento di una “fragola sempre più salubre e sostenibile. Cerchiamo di recuperare aromi dimenticati e inserirli in nuove varietà”.

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