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giovedì 18 marzo 2021


Drupacee col fiato sospeso

Incrociare le dita delle mani. E’ brutto da dire, ma oggi gli operatori italiani del comparto drupacee non possono far altro che sperare nella fortuna di fronte al ritorno di freddo, che sta determinando una situazione di massima allerta. A partire dalla mattinata di mercoledì 17 marzo, infatti, le temperature notturne sono scese sottozero su buona parte delle regioni centro-settentrionali, registrando picchi negativi compresi tra -3 e -6 gradi centigradi nella pianura padana.

“Tra Faenza e Forlì si sono raggiunti picchi di -6 gradi, nella Bassa Romagna (Lugo, Cotignola, Bagnacavallo e Russi) punte massime di -4,5 gradi ed a Sud di Ravenna si sono toccati i -2,5 gradi - ha fatto sapere ieri Condifesa Ravenna - L'esposizione alle temperature basse è durata mediamente qualche ora nella notte fino all'alba, con vento a regime di bava o brezza leggera. Sopra lo zero, ma di pochissimo, le zone collinari ed il cesenate-riminese ma non si escludono sacche fredde locali. Ci attende ancora una nottata fredda con temperature critiche poi leggero rialzo dei termometri ad anticipare una perturbazione che entrerà in Romagna da venerdì".

"Dai primi rilievi - racconta a Italiafruit News Stefano Francia, presidente di Condifesa Ravenna abbiamo già potuto riscontrare impianti di susine con un danno del 60% fino ai due metri di altezza nella zona di Santa Lucia-San Biagio", dove l'aria fredda ha stagnato per più tempo con temperature al di sotto dei -5 gradi.


Primi danni su susino in Romagna 

Il problema è che siamo solo all'inizio di una nuova ondata di gelo che, secondo le previsioni meteo, durerà almeno per tutto il weekend. Da stamani, infatti, “inizieranno ad affluire sull'Italia correnti molto fredde in discesa dal Nord Europa, che provocheranno un brusco calo dei valori termici”, come racconta il meteorologo Salvatore De Rosa su www.ilmeteo.it. Sembra, in pratica, che i prossimi giorni saranno decisivi per capire le sorti delle produzioni di frutta estiva. L'incubo di fare la fine dell'anno scorso (quando svariate gelate tra fine marzo ed inizio aprile avevano compromesso una quota significativa delle produzioni di albicocche, susine, pesche, nettarine, ciliegie e mandorle) è dietro l'angolo. 

Da Nord a Sud, tra l’altro, molte aziende agricole non si sono assicurate contro brina e gelo perchè non ritengono convenienti le condizioni contrattuali proposte dalle compagnie assicurative, le quali hanno aperto la campagna assicurativa solo a fine febbraio/inizio marzo. Fra gli imprenditori che hanno scelto di proteggersi da tali rischi, sono comunque molti quelli che ancora sono “scoperti” considerando il periodo di franchigia di 12 giorni.  

"Siamo agli inizi di un periodo molto delicato per le drupacee, in particolare per quelle varietà che hanno già scamiciato - sottolinea a Italiafruit News il produttore romagnolo Cristian Tozzi, titolare dell'azienda Tozzi Frutta di Forlì - Le previsioni climatiche indicano che fino al prossimo martedì 22 marzo, la Romagna andrà sottozero e ci potranno essere le condizioni per le temute brinate per irraggiamento. E' importante accendere le ventole o gli impianti antibrina, sperando che servano. L'anno scorso non sono serviti”. 

“E' vero che quest’anno le gemme delle drupacee sono abbondanti, ma noi produttori sappiamo bene che il freddo non è tanto selettivo: dove colpisce brucia. Possiamo solo sperare in qualche situazione fortunata, come le nuvole o il vento".


Impianto dell'azienda Tozzi Frutta

La tensione è massima anche in altre zone vocate, come il Veneto. Come ci spiega Francesca Aldegheri, referente per il settore frutticolo di Confagricoltura Verona, "mercoledì si sono toccate minime di -3-4 gradi verso le 5 del mattino. Condizioni che si dovrebbero ripetere sia in questo weekend che all'inizio della prossima settimana. Le previsioni meteo, purtroppo, non sono dalla nostra parte". 

"Nel nostro areale temiamo problemi non solo per le drupacee, ma anche per il kiwi che oggi si trova nello stadio di gemma cotonosa. La letteratura scientifica ci insegna che, in questa fase fenologica, temperature di meno 2-3 gradi, se prolungate nel tempo, possono provocare danni all’actinidia. Le perdite per i frutteti potranno essere stimate solo al termine della prossima settimana”.

Il calo termico desta grande preoccupazione anche al Centro e Sud Italia. A partire dalla Puglia che, nei giorni scorsi, è stata colpita da grandine, neve e vento forte che hanno danneggiato le coperture (film plastici e, in alcuni casi, reti antigrandine) ed i germogli di impianti di uva da tavola. "Anche alberi da frutto come i mandorli hanno perso i primi germogli. Al momento non è possibile quantificare i danni - come spiega la Cia Agricoltori italiani della Puglia in una nota - Lievitano quindi le spese per i produttori di uva e gli agricoltori in genere, che dovranno sostenere ulteriori costi per le operazioni di riparazione e sostituzione dei film plastici".


Teloni strappati in Puglia  

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