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lunedì 1 marzo 2021


Crisi agrumicola siciliana, Sos alle istituzioni

C'è la richiesta già firmata al presidente della regione Siciliana Nello Musumeci e all’assessore al ramo Toni Scilla, di un incontro urgente per affrontare drammatica campagna agrumicola ormai agli sgoccioli, che quest'anno tra fattori climatici ed emergenza sanitaria Covid-19, è stata particolarmente difficile. 

“Abbiamo necessità di smaltire tonnellate di arance ancora sugli alberi, ma non abbiamo la domanda. La Regione intervenga per concordare con le industrie un ritiro straordinario. In alternativa, si diano in  beneficienza, ma non si lascino marcire”. 
A lanciare l'appello sono stati i rappresentanti delle organizzazioni di categoria e delle imprese della filiera agrumicola, Giuseppe Di Silvestro (Cia Sicilia Orientale) Giovanni Selvaggi (Confagricoltura Catania) e Placido Manganaro (Fruitimprese Sicilia) che venerdì hanno indetto una conferenza stampa nella sede del Consorzio Arancia Rossa, invitando anche i presidenti del Distretto Agrumi di Sicilia, Federica Argentati ed Euroagrumi, Salvo Rapisarda

Centinaia di  produttori e di imprese di trasformazione del territorio etneo si sono ritrovati da un lato con una produzione di arance in esubero, di pezzatura piccola, però, a causa delle poche piogge di settembre, e per questo destinate alle imprese di trasformazione; e dall'altra, con una contrazione dei consumi determinata dalla chiusura di bar, ristoranti, mense scuola e alberghi, da un anno ormai, a causa della pandemia che ha inciso anche sul prezzo. 

“Intervengano i governi, sia regionale che nazionale – chiede il presidente Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro – per lavorare su prospettive future di tutela e sviluppo del comparto. “Un comparto – sottolinea anche Giovanni Selvaggi – che va avanti senza aiuti, che continua a fare investimenti e a garantire in controtendenza rispetto ad altri settori, la tenuta  economica ed occupazionale del nostro territorio”.

“Chiediamo regole, norme, programmazione e un nuovo modello organizzativo che continuano a mancare – aggiunge Selvaggi – un catasto  agrumicolo, per esempio,  e accordi con Paesi terzi che tengano conto dei  nostri costi  di produzione superiori di oltre il 200% rispetto agli altri”. 
“Anche la filiera  intermedia di trasformazione del prodotto è in emergenza – spiega Placido  Manganaro – La Sicilia parte con un gap strutturale costituito dal costo del trasporto, al quale si aggiunge quello più generale, del costo del lavoro e dei contributi previdenziali, di molto superiori a quelli sostenuti dai nostri  competitors europei”.

“Al nuovo Governo Draghi appena insediato – conclude Di  Silvestro –  chiediamo fatti concreti e la necessaria attenzione. Potrebbe cominciare con l’eliminare l'ingiustizia appena subita dai produttori di arance di vedersi riconosciuta da Agea solo 25 mila euro di contributo nel 'de minimis' a fronte di centinaia di migliaia di euro spesi per la riconversione degli agrumeti flagellati dal virus Tristeza. Sono stati riconosciuti  complessivamente solo 8 milioni di euro, a fronte, per esempio degli  80 milioni di  euro che il Governo nazionale precedente ha assegnato  per l’emergenza Cimice Asiatica in altre regioni. Semplicemente, una vergogna”.

Fonte: Consorzio Arancia rossa di Sicilia Igp


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