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venerdì 12 febbraio 2021


La triste storia della bracciante bambina

Una storia di sfruttamento ed emarginazione. Una vicenda ancor più triste perché vede protagonista una ragazzina: un'altra pagina buia dell'ortofrutta che, ancora una volta, conquista la ribalta nei media nazionali per una triste vicenda.

Siamo in Sicilia, in provincia di Ragusa, dove il quotidiano La Stampa ha realizzato un servizio sui lavoratori impiegati nelle serre di Vittoria. Sofia è una bracciante minorenne di appena sedici anni, che lavora nei campi da quando ne aveva dieci.

“Lavoriamo nelle serre anche se siamo minorenni e senza contratto – dice Sofia al giornalista de La Stampa che ha realizzato l’intervista – anche lo scorso mese ho lavorato in nero”.
E continua: “Qua la vita non è buona, paghiamo 300 euro di affitto per case di pochi metri e spesso in due stanze siamo anche in sette o otto persone. Le condizioni delle case non sono buone: non ci sono bagni, non c’è acqua, in alcune non c’è neanche la luce”.



Sofia passa le sue giornate a lavorare nelle serre e non può permettersi di andare a scuola: “Non ho mai studiato perché la mia famiglia è numerosa e possiamo permetterci gli studi solo per i miei fratelli più piccoli. E poi qua non passa nemmeno il pullman”.
Il sogno di Sofia rimane quello di studiare e di trovare un lavoro magari a Ragusa perché “questa - dice – non è una vita”.

Nelle stesse condizioni anche Micaela, una bracciante rimasta isolata per mesi prima di raggiungere Vittoria. “Ero sempre in campagna – racconta al giornalista – qua si vive in silenzio e non possiamo uscire. Anche per raggiungere il supermercato o la farmacia più vicini ci fanno pagare il passaggio in auto, quando non ci chiedono in cambio favori sessuali”.



E se la maggior parte dei braccianti vive in baracche, c’è anche chi paga per ottenere la residenza. “Si rivolgono a cittadini italiani che hanno case a Comiso, oppure a Vittoria e Santa Croce – spiega Michele Mililli di Usb Ragusa – e riescono a prendere la residenza pagando dai 400 ai 600 euro a persona. Ma si tratta di case che i lavoratori non hanno nemmeno mai visto”.

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