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giovedì 28 gennaio 2021


«Alle pere non serve il brodino della nonna»

Continua a tenere banco la discussione, avviata dalla nostra testata, sul percorso di revisione Ue di alcune molecole attive sulla maculatura bruna del pero. Dopo l’intervento di Paolo Carnemolla, presidente di FederBio Servizi, nell'articolo «Il captano non è la soluzione alla maculatura bruna» (clicca qui per leggerlo), che abbiamo pubblicato il 26 gennaio scorso, il presidente del settore Frutta di Confagricoltura Albano Bergami ritorna una seconda volta sul tema a distanza di pochi giorni dall’articolo «Agricoltura senza chimica vuol dire carestia» (clicca qui per leggerlo), nel quale aveva presentato la sua posizione. 

Chiamato in causa dal contributo (“apprezzabile” secondo Bergami) fornito da Paolo Carnemolla, l’esponente di Confagricoltura ci ha inviato una lettera dal titolo “Salviamo la nonna” nella speranza di poter consegnare ai nostri lettori alcuni aggiornamenti e nuovi spunti di riflessione.

Nell’articolo apparso martedì 26 gennaio sulle pagine di Italiafruit News "Il captano non è la soluzione" alla maculatura bruna vengono riportate alcune considerazioni a mio avviso ampiamente condivisibili e altre probabilmente condizionate dalla mancanza di informazioni aggiornate. E’ sicuramente opinione diffusa tra i tecnici di settore, che il controllo di parassiti considerati “problematici” (per il loro ciclo biologico oltre che per l’ampia diffusione e radicamento sul bacino produttivo) come la maculatura bruna, non possa essere affidato unicamente all’utilizzo di una singola molecola chimica, sia di sintesi che di origine naturale, come neppure ai soli interventi colturali. Alla base dell’agricoltura integrata, che rappresenta anche nel comparto pericolo il sistema di produzione prevalente, vi è l'uso coordinato e razionale di tutti i fattori della produzione allo scopo di ridurre al minimo il ricorso a mezzi tecnici, che possono avere un impatto sull'ambiente e sulla salute dei consumatori. 

Il processo di revisione avviato a livello comunitario degli agrofarmaci utilizzabili in agricoltura ha interessato buona parte delle molecole attive sui più temibili parassiti, maculatura bruna compresa, decretandone la revoca senza che fossero individuate possibili e sostenibili alternative, ne tantomeno che fosse avviato uno studio di impatto sul settore, riversando interamente le conseguenze sulla produzione. 

Le criticità fitosanitarie manifestatesi in queste ultime annate nel comparto delle pere, hanno indotto l’Organismo Interprofessionale Pera, partecipato dalle maggiori realtà produttive/commerciali e di rappresentanza del settore agricolo a livello nazionale, operanti anche nel settore del biologico, a finanziare dallo scorso anno con durata triennale, approfonditi studi coordinati da una qualificata cabina di regia e affidati ad alcuni dei più autorevoli centri di ricerca pubblici e privati a livello nazionale, oltre che centri di saggio, tra questi anche Agri 2000 al quale è stato chiesto proprio di testare l’efficacia delle “biosoluzioni” citate nell’articolo dal Presidente Carnemolla. Purtroppo questo specifico filone di ricerca ad un primo anno di attività è risultato tra i meno promettenti di quelli esplorati, non confermando gli esiti positivi riportati nel sopracitato articolo. Dalle stesse attività sperimentali nei test eseguiti utilizzando a confronto innumerevoli molecole, il captano ha dimostrato di avere performance piuttosto “schizofreniche”, alternando risultati significativi ad altri decisamente meno positivi; per questa, come per tutte le altre tesi a confronto, bisognerà comunque attendere la fine delle attività sperimentali per formulare un giudizio definitivo. Al momento il captano rimane uno dei pochissimi prodotti di contatto utilizzabili su pero. I risultati delle attività sperimentali conseguite in questo primo anno di attività sono stati relazionati nel convegno del 28 novembre scorso organizzato da Futurpera.
 
Come ho già avuto modo di riportare su queste pagine sono fermamente convinto che gli agrofarmaci, esattamente come i farmaci per uso umano e veterinario rappresentano uno dei maggiori passi evolutivi per l’umanità, garantendo il fabbisogno alimentare a buona parte della popolazione mondiale, la demonizzazione irrazionale, demagogica e strumentale che si è generata in questi ultimi anni sul tema del loro utilizzo, sta producendo danni paragonabili solo al loro uso scorretto, sempre possibile ma anche sempre meno probabile poiché antieconomico

Spero che l’invito del Presidente Carnemolla all’utilizzo della scienza, della tecnica e dell’intelligenza possa essere interpretato come un’apertura dell’Associazione che rappresenta, all’utilizzo delle nuove biotecnologie (Nbt, ndr), queste si in grado già oggi di dare risposte concrete alla vera sostenibilità da tutti auspicata e che, per tale motivo, hanno meritato il massimo riconoscimento attribuibile dal mondo scientifico, il Premio Nobel per la Chimica, ma che inverosimilmente ancora oggi non trovano totale condivisione politica e neppure quella di alcuni segmenti produttivi come il biologico che potrebbero probabilmente trarne dalla loro applicazione il maggiore giovamento

All’inizio di questa maledetta pandemia abbiamo sentito personaggi pubblici invocare l’utilizzo terapeutico di farmaci dannosi ed improbabili, altri ancora invece confidare sul brodino della nonna per contrastare quella che a loro avviso sarebbe stato poco più che un semplice raffreddore. Poi un brutto giorno ci siamo accorti che la nonna non c’era più e allora in molti si sono aggrappati disperatamente alla scienza, alla ricerca e alla sperimentazione, che nel mentre avevano individuato il tanto agognato vaccino. Spero che questo serva di lezione anche per la nostra agricoltura.  
   
Albano Bergami
Presidente Nazionale del Settore Frutta di Confagricoltura

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