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giovedì 12 novembre 2020


Carciofo spinoso di Sardegna al via tra le incognite

Scatta oggi la raccolta del carciofo spinoso e dello spinoso Dop da parte di Agricola Campidanese, riferimento per una delle eccellenze orticole di Sardegna: "Siamo partiti con la varietà precoce Thema a fine ottobre, in ritardo di 30-35 giorni rispetto alla media e con volumi ridotti a causa delle condizioni climatiche particolari", spiega Salvatore Lotta, direttore commerciale dell'Op. "I prezzi, inizialmente, sono stati accettabili, ma ora stanno scendendo: la Gdo paga attorno ai 50-55 centesimi a fronte di un costo di produzione che oscilla tra i 25 e i 30 centesimi". 

"Per lo Spinoso - aggiunge Lotta - non sono attesi grandi volumi e ci aspettiamo una quotazione tra 80 e 90 centesimi, augurandoci che il mercato tenga e non riservi ulteriori brutte sorprese. I consumi, infatti, risentono pesantemente dell'effetto lockdown, che ha determinato chiusure e orari ridotti dell'Horeca in aree per noi commercialmente strategiche come la Lombardia e il Piemonte mentre il sentiment in Sardegna, dove la seconda ondata è decisamente più impattante della prima, è di diffusa preoccupazione". 



Sul fronte colturale, le temperature medio-alte non sono ideali per la progressione della campagna: "Servirebbe un po' di freddo per rallentare la crescita. E dare una spinta alle vendite di referenze autunno-invernali: domenica qui in Sardegna si faceva il bagno...". 

Il futuro, anche per l'Op che esprime il noto brand L'Orto di Eleonora presenta varie incognite: "Da quando sono state istituite le zone rosse si è alzata la tensione; le limitazioni imposte all'Horeca potrebbero determinare un forte calo di richieste e un esubero di produzione. E il carciofo non è una referenza che possa conservarsi a lungo e recuperare facilmente il terreno perso...". 



Le vendite, in generale, procedono a strappi. E alcuni prodotti sono in caduta libera: "La quotazione delle zucchine è passata da 3 euro a 80 centesimi in due settimane - afferma Lotta - in molte catene distributive mancano i numeri e ciò determina una notevole  aggressività nei margini. Ma l'ortofrutta non è, o meglio non dovrebbe essere, merce di scambio, quanto piuttosto un elemento da valorizzare per la sua salubrità e sostenibilità. C'è purtroppo ancora tanto da lavorare sul fronte culturale: oltre ai numeri c'è anche altro". 

"Negli altri paesi europei a noi affini - incalza Lotta - vedo più solidarietà tra imprese e maggiore attenzione al prodotto locale. Qui invece alcune insegne, fortunatamente non tutte, puntano esclusivamente sul fattore-prezzo. Ma una diversa presa di coscienza e consapevolezza sulle potenzialità di frutta e verdura garantirebbe vantaggi a tutta la filiera, retailer compresi".

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