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mercoledì 15 aprile 2020


Caos macchine per l'agricoltura

Masticano amaro i costruttori di macchine per l’agricoltura e le imprese collegate all’importante settore. Il decreto sull’emergenza sanitaria varato il 10 aprile dal Governo esclude ancora una volta il codice Ateco 28.30 dal novero dei settori necessari. "Pur confermando l’esigenza di garantire l’attività agricola, ritenuta fondamentale per gli approvvigionamenti alimentari, il Dpcm non consente che si producano i macchinari per poterla praticare" denuncia FederUnacoma

Alessandro Malavolti, presidente della federazione aderente a Confindustria, ha parlato senza mezzi termini di "concezione medievale dell’agricoltura e delle attività in ambiente rurale: nessuna lavorazione può infatti essere eseguita manualmente, senza macchine e ricambi adeguati”. E ha aggiunto: "Per fare l’agricoltura occorrono trattori, attrezzature per la lavorazione del terreno, seminatrici, macchine per i trattamenti, per l’irrigazione e la raccolta, ricambi, componenti e molto altro così, come per le attività forestali e per la filiera bioenergetica occorrono trattrici, sollevatori, motoseghe, rimorchi, cippatrici e molte altre tipologie di mezzi". A FederUnacoma risulta che a dire "no" alla riapertura, contro il parere dei ministri dell’Agricoltura Bellanova e dello Sviluppo Economico Patuanelli, siano state “le rappresentanze sindacali che si sono imposte malgrado gli accordi e i protocolli già messi a punto, nelle aziende della meccanica agricola, dalle stesse rappresentanze sindacali territoriali”. 



Simona Rapastella (foto sopra), direttrice di FederUnacoma, fa il punto della situazione con Italiafruit News. “Nel nostro comparto c’è stato il rispetto del blocco imposto dal decreto ministeriale, ma ci sono stati anche ricorsi ai Prefetti per tutte quelle situazioni che richiedevano effettivamente una deroga. Quelle tipologie di macchine e attrezzature agricole che, ad esempio, sono utilizzate anche per la sanificazione degli ambienti possono avere ottenuto l’autorizzazione da parte delle prefetture, e altri sblocchi ci sono stati per quei casi in cui era documentabile una particolare necessità ed urgenza". 

"Dopo l’ultimo decreto, quello appunto del 10 aprile - aggiunge Rapastella - la situazione si è complicata di molto, perché il Decreto è contraddittorio: da una parte sostiene la necessità di proseguire le attività dell’agricoltura e dei settori che ad essa forniscono beni e servizi, e dall’altra però esclude i codici Ateco relativi alla meccanica agricola. Esiste dunque un problema di interpretazione del decreto, ed è probabile che il numero di aziende che si stanno rivolgendo alle Prefetture sia in crescita. Solo nei prossimi giorni sarà possibile avere una mappa della situazione nei diversi territori”.



E per i ricambi come funziona? “Il problema dei ricambi - risponde Rapastella - è molto concreto perché le aziende agricole hanno bisogno non soltanto di quei macchinari per le lavorazioni stagionali che avevano ordinato, e che con il blocco della produzione non è stato possibile consegnare, ma proprio di quei componenti e ricambi che consentono di riparare i mezzi rotti e di continuare le lavorazioni. Il decreto di venerdì scorso autorizza l’attività dei rivenditori, che in genere sono collegati con le officine, ma se i ricambi non arrivano la situazione resta sostanzialmente bloccata”.

E non sono da escludere problemi a cascata sulla filiera: “La battaglia che stiamo conducendo - aggiunge la direttrice di FederUnacoma - è finalizzata proprio a convincere il Governo che le forniture per l’agricoltura hanno un carattere prioritario. In questi giorni si effettuano le semine di molte colture, i trattamenti antiparassitari, le prime irrigazioni, tutte lavorazioni dalle quali dipende proprio la quantità e la qualità del raccolto. Se mancano i mezzi per farle il danno sarà inevitabile per l’economia dell’impresa agricola e soprattutto per gli approvvigionamenti alimentari”.

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