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Trattori Goldoni mercoledì 19 febbraio 2020


Trattori, la crisi Goldoni Arbos scuote il mondo agricolo

La crisi di Goldoni Arbos fa notizia e preoccupa l’intero mondo agricolo. Per l’azienda emiliana, di proprietà della holding cinese Lovol Arbos, è arrivata la richiesta di concordato in bianco (che consente all’imprenditore di godere immediatamente degli effetti derivanti dall’apertura della procedura concordataria) al Tribunale di Modena, con conseguente stop alle richieste dei fornitori di rientrare dei loro crediti. Il debito stimato è superiore ai 10 milioni di euro.

Lunedì si è svolta una manifestazione davanti al Municipio di Carpi da parte dei dipendenti, ora in sciopero, dopo mesi di segnali inquietanti: lavoro con il contagocce, trattori che arrivavano dall'Asia pressoché completi, piazzali pieni di mezzi invenduti. E il timore, espresso da qualcuno, che l'azienda possa concentrare la produzione in Cina. Nella seconda metà dello scorso anno l’azienda ha bloccato i pagamenti ai fornitori interrompendo la produzione. E ora i lavoratori cercano una sponda istituzionale.



Il noto brand da sempre collegato ai trattori aveva già attraversato alcune turbolenze: è del 2015 la prima richiesta di concordato preventivo poi superato dall’acquisizione di Lovol, che sembrava aver risolto tutti i problemi con la conferma di 240 su 270 dipendenti. Adesso la ricaduta che mette a rischio il futuro di decine di famiglie e l’indotto in un territorio da sempre legato a doppio filo con Goldoni, che con i trattori Universal ha scritto la storia della meccanizzazione agricola italiana. Il futuro dello stabilimento potrebbe decidersi già in questi giorni, domani è in programma una riunione in teleconferenza con la Cina.

Per i sindacati “la procedura di concordato preventivo scaricherà sui fornitori creditori già coinvolti nel primo concordato del 2015 ulteriori oneri, ne comprometterà ulteriormente i rapporti, avrà conseguenze negative sui posti di lavoro nell'indotto e si ripercuoterà negativamente sull'organizzazione della produzione". Gli ammortizzatori sono infatti stati esauriti nella precedente crisi e hanno consentito il passaggio di proprietà nel 2016.

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