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lunedì 2 luglio 2018


Allerta cimice asiatica in Polesine

Il territorio veneto del Polesine è in allarme per la proliferazione della cimice asiatica (Halyomorpha halys), insetto che colpisce soprattutto le colture frutticole come pero, melo, pesco, susino, albicocco, ma non disdegna nemmeno pomodoro, peperone e uve. Il Servizio fitosanitario regionale per la provincia di Rovigo ha evidenziato la drammaticità della situazione in un incontro di aggiornamento organizzato dalla Coldiretti locale per formare gli agricoltori sulle strategie di contenimento.

La cimice asiatica, come noto, non ha antagonisti naturali. La prima segnalazione dell'insetto in Italia si è avuta in Emilia-Romagna nel 2012, ma quest'anno l'allerta è massima soprattutto nel Nordest, tra Friuli e Veneto.

"La cimice asiatica è molto difficile da contrastare come risulta anche dalle osservazioni e dagli studi condotti dall'Università di Padova", ha spiegato Gabriele Zecchin, responsabile del Servizio fitosanitario per la provincia di Rovigo. Il quale, grazie all'esperienza sul campo, ha fornito utili consigli per riconoscere e gestire il parassita che si riproduce molto velocemente.


 
"Il riparo dei frutteti con reti antigrandine può essere una soluzione utile - ha sottolineato, da parte sua, Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Rovigo - ma queste tecnologie hanno un costo importante ed è quindi necessario supportare gli agricoltori che subiscono l'invasione delle cimici e rischiano così di perdere tutto il raccolto".

Se è vero che certe accortezze e la capacità di prevedere il comportamento dell'insetto in tempo utile possono aiutare, è altrettanto vero che mancano soluzioni efficaci al problema e le piante dovrebbero essere messe a riparo per contenere almeno i danni. "La ricerca è fondamentale in questo senso - ha aggiunto Salvan - come associazione siamo impegnati nei tavoli regionali e lavoriamo perché questa emergenza trovi spazio all'interno della programmazione delle risorse con misure dedicate".

La difesa meccanica degli impianti, da sola, è insufficiente. "Ci troviamo di fronte a un insetto importato, che non ha antagonisti in natura - ha concluso il presidente di Coldiretti Rovigo - Occorre studiarlo e fare ricerca, per trovare il modo, nel più breve tempo possibile, di contrastarlo e salvare le frutticoltura polesana".  

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