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martedì 2 agosto 2016


Cimice asiatica, allerta pero e non solo

La cimice asiatica, Halyomorpha halys, non è più limitata al comprensorio modenese ma estesa a tutto il Nord Italia. Questa la principale considerazione emersa nella visita guidata di ieri, organizzata dal Crpv Centro ricerche produzioni vegetali in alcune aziende della Bassa modenese, durante la quale si sono confrontati tecnici e frutticoltori provenienti da tutto il Settentrione.

Nella prima parte dell'incontro, Giacomo Vaccari (Consorzio fitosanitario di Modena) ha illustrato le varie tipologie di trappole per il monitoraggio del patogeno, distinguendo quelle localizzate a terra rispetto a quelle poste sulla pianta. L'attrattivo al loro interno consiste in differenti mix di feromoni: Rescue, Trécé e Act Bio i più utilizzati.

"Il problema principale – ha spiegato Vaccari - è dovuto alla elevata variabilità di popolazione dell'insetto, che fornisce, quindi, risposte molto diverse ai prodotti testati, nelle varie zone d'Italia". A livello emiliano ad esempio, Rescue sembra avere fornito i risultati migliori.

"Altro aspetto da considerare – ha continuato il tecnico – è che i feromoni tendono ad attirare in massa l'insetto, senza però guidarlo nel punto esatto della trappola, quindi i monitoraggi eseguiti non sono così precisi".



All'evento, per il Consorzio fitosanitario di Modena, ha partecipato anche Stefano Caruso che ha evidenziato come la cimice interessi ormai una dimensione sempre più estesa, presentando tuttavia un numero di esemplari più contenuto, soprattutto grazie a trattamenti tempestivi.

Lara Maistrello dell'Università di Modena e Reggio Emilia ha commentato la diffusione del patogeno: "Halyomorpha si è manifestata per la prima volta in provincia di Modena nel 2012. Quest'anno, nel Nord Italia, solo la Val d'Aosta è stata risparmiata; anche Toscana e Abruzzo sono state colpite, mentre nel Meridione l'insetto è stato rilevato, ma non ha causato danni evidenti. A livello regionale, anche la zona tra Bologna e Ferrara è stata fortemente interessata; in Romagna, per ora, i danni sono stati limitati".

Non solo il pero viene interessato da questa cimice estremamente polifaga: pesco e melo sono le altre due specie predilette, con l'ultima che viene colpita solo in assenza delle prime due. Discorso a parte per l'actinidia in cui, nonostante i danni non siano così gravi, il numero di esemplari rinvenuti è molto elevato, rappresentando quindi un focolaio importantissimo; anche alcune estensive come mais e soia, contribuiscono alla diffusione della cimice.


"Interessante notare – ha aggiunto Maistrello – come la biologia dell'insetto sia fortemente influenzata dal clima. Quest'anno le generazioni svernanti sono state molto più dilazionate nel tempo, con tassi di mortalità più contenuti. La nota positiva è che, rispetto al 2015, si è ridotta di circa un mese anche la durata di vita dell'insetto".

Le visite

Nel corso della mattinata sono stati mostrati i due principali modelli di reti testati: la prima azienda visitata ha optato per una rete antigrandine adattata, vale a dire: una rete antigrandine classica nella parte superiore e una rete anti-insetto aggiunta ai lati. Il concetto su cui si basa questa soluzione è che, volando, gli adulti entrano nel frutteto dall'alto, mentre le forme giovanili perlopiù camminano ed entrano dal basso, necessitando quindi di maglie più ridotte ai lati della struttura. Il costo di adattamento è comunque contenuto (1.000 euro/ha), tuttavia la protezione non è completa e necessita di essere integrata con i trattamenti.

La seconda opzione studiata prevede una rete monofila, nella quale l'efficacia è quasi totale e la durata dei materiali è molto superiore al primo caso; malgrado ciò fornisce una protezione inferiore nei confronti della grandine e tende a bloccare la vegetazione apicale della pianta. In entrambi i casi si consiglia la chiusura delle reti subito dopo la fioritura.



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di Federico Ponzo

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