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lunedì 1 agosto 2016


Surgelate o da bar, Semia punta sulle patate «tracciate»

Il legame con il territorio è ormai un cavallo di battaglia del marketing ortofrutticolo. I consumi, mediamente, calano, i prezzi non coprono i costi di produzione e uno dei pochi strumenti a disposizione degli agricoltori, insieme alla segmentazione, è proprio la territorialità. La qualità, invece, è un prerequisito che non può mancare.

Queste le basi da cui si sviluppa il progetto “Maremma che…® patata” della Cooperativa Semia di Roccastrada (Grosseto): l’identità di un territorio, nel quale si producono eccellenze alimentari, può essere la chiave giusta per convincere il consumatore a riflettere un po’ di più su quello che acquista e mangia, in termini di provenienza, di sicurezza alimentare e di rintracciabilità delle produzioni.


La raccolta delle patate in Maremma proseguirà ancora per una ventina di giorni

"Ci concentriamo sull'origine del prodotto - spiega Marco Gonnelli, responsabile amministrativo -  perché oggi è questo che il consumatore vuole: conoscere da dove proviene quello che acquista e sapere che può fidarsi".

Questi i numeri della raccolta 2016: quasi 4mila tonnellate di patate (erano meno di 1.500 nel 2015), con l'obiettivo ambizioso di arrivare a 10mila nei prossimi cinque anni, prodotte da 14 aziende perlopiù associate alla Coop Raspollino – che è socia di Semia e mette a disposizione i mezzi tecnici - e confezionate quasi esclusivamente negli stabilimenti emiliani della Marmocchi Angiolino, primo partner industriale della cooperativa. Il prodotto, destinato a piattaforme della grande distribuzione organizzata “da Roma in su”, è commercializzato in sacchetti vertbag da 1,5, 2 e 2,5 chili.

Le cose evolvono rapidamente, si punta sulle nuove varietà Actrice e, soprattutto, Picobello che qui garantisce risultati fuori dal comune; per il prossimo anno dovrebbe raddoppiare sia il numero di aziende coinvolte (arrivando a una trentina) che la superficie (da 40 a 80 ettari circa) e poi ci si dovrebbe allargare anche a cipolle e aglio in modo più convinto. A dicembre di quest’anno, intanto, ci sarà l'elezione del presidente, da molti indicato nella persona di Giovanni Guglielmini, già alla guida della Coop Raspollino.



Non solo fresco. La Coop Semia sta conducendo alcuni test per la lavorazione industriale delle patate Made in Maremma. Obiettivo: prodotto surgelato e chips. La scommessa? “Proporre al consumatore - dice Gonnelli - patate surgelate o patatine chips tracciate e di origine certa. Per questo, su una decina di ettari, saranno in osservazione anche nuove varietà da industria, oltre a quelle a pasta rossa e a pasta viola per valutarne la resa nel nostro territorio”.

Dal 29 al 31 luglio, per il primo anno, il marchio “Maremma che…® patata” è stato protagonista della Sagra della Patata di Roccastrada, giunta alla 15ima edizione. La coop maremmana è stata, infatti, tra i promotori dell'evento insieme agli artigiani e commercianti roccastradini, riuniti nel Consorzio "La tua bottega".


Da sinistra, Michele e Francesco Giani, rispettivamente responsabile operativo e commerciale di Coop Semia, Marco Gonnelli e  Lorenzo Dori, Coldiretti Giovani di Grosseto, mostrano la carta d'identità ricevuta dal Sindaco di Roccastrada. Dietro, tra Giani e Gonnelli, Alberto Roncaglia, tecnico della Marmocchi Angiolino

“Con la sagra – conclude Gonnelli – la nostra cooperativa dà una testimonianza concreta delle potenzialità che nascono dalla sinergia tra differenti soggetti della filiera i quali, anche se con scopi diversi, hanno l’interesse comune di valorizzare e promuovere il territorio maremmano".  Territorio che, appunto, è tornato a produrre con soddisfazione i tuberi: i 15 quintali di patate Semia cucinati secondo tradizione e distribuiti nella tre-giorni sotto forma di gnocchi e tortelli, oppure come sformati, torte salate, “schiacciate” e ovviamente patatine fritte, per i cinquemila visitatori arrivati, italiani e stranieri, ne sono la prova.

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