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lunedì 6 giugno 2016


Sharka, l'Emilia Romagna non ci sta

La Sharka Ppv, o vaiolatura, non ha voglia di fermarsi. Si può riassumere così la situazione in alcune regioni italiane, tra le quali Veneto, Emilia Romagna e Basilicata, dove la malattia minaccia, in particolare, la produzione di drupacee. Perché, una volta individuata la presenza del virus Ppv, diventa obbligatoria l'eradicazione.

"L’andamento climatico degli ultimi anni, con temperature invernali elevate che si alternano a periodi caldo-umidi, ha favorito il volo degli insetti vettori, quali cicaline e afidi - spiega a Italiafruit News Giampiero Reggidori, responsabile tecnico e qualità di Apo Conerpo -  In generale, la presenza della malattia sembra essere aumentata, nel senso che è stata individuata in frutteti prima ritenuti indenni o, grazie ai monitoraggi, rinvenuta con maggiore incidenza in quelli già colpiti".

“In Emilia Romagna – continua Reggidori – ci sono le aree endemiche, o contaminate, nelle quali, giocoforza, si allenta il controllo del Servizio fitosanitario, le zone cosiddette tampone e quelle indenni dalla virosi. Proprio in queste zone libere si alternano i controlli ufficiali dell’ente pubblico, in parte ridotti a causa della carenza di mezzi e di personale, e quelli dei servizi tecnici delle Organizzazioni di produttori (Op) che, in accordo con il Servizio fitosanitario regionale, compiono visite a campione nelle aziende. La logica è, ovviamente, quella della prevenzione. Anche perché, una volta individuato il virus, non esistono trattamenti fitosanitari, si può solo estirpare”.

"L’Emilia Romagna è da tempo impegnata in progetti internazionali per lo studio di varietà resistenti o tolleranti. In un contesto di crisi, infatti, diventa ancora più importante dare all'agricoltore innovazione varietale insieme a garanzie di lavorare con materiale vegetale sano e garantito".



Ma, mentre nel caso dell’albicocco qualche novità positiva c’è, per il pesco non si può dire la stessa cosa. "Pertanto, continuiamo con la prevenzione e con il monitoraggio e, in questo senso, stiamo anche valutando l’interazione con il Pubblico per rimpinguare il Decreto ministeriale 29.11.96 relativo al contributo per l’abbattimento delle piante colpite da Sharka".

Una novità riguarda, poi, la volontà da parte di Op e mondo vivaistico di interagire di più, con prese di responsabilità da entrambe le parti.  “Parliamo di una sorta di accordo volontario tra le Op, rappresentate dal Crpv, e le aziende vivaistiche, rappresentate dal Cav, per migliorare la qualità fitosanitaria del materiale di propagazione impiegato per la realizzazione di nuovi impianti frutticoli in regione, con particolare riferimento a pero, albicocco, pesco e susino”.

I temi della sanità e della certificazione delle piante sono, dunque, sempre più importanti. Dal primo gennaio 2017 scatterà anche la nuova normativa comunitaria, che potrebbe penalizzare il livello qualitativo raggiunto dalle produzioni vivaistiche nazionali. Ma "l'Italia – conclude Reggidori - ha deciso di mantenere quanto ha fatto fino a oggi e di continuare a garantire l'elevato standard di qualità del materiale prodotto, con norme limitanti per i produttori e stringenti per i vivaisti".

Insomma, oltre dieci anni di investimenti e di ricerche non sono bastati. La Sharka continua a frequentare i nostri frutteti. Con buona pace - per ora - di controlli e controllori, meno dei "controllati" (ovvero i frutticoltori).

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