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venerdì 24 aprile 2015


Tempi di pagamento, il quadro peggiora: «Colpa dell'art.62»

La liquidità resta un problema serio, soprattutto nell’industria alimentare: le 69 mila aziende del settore, quando si tratta di pagamenti, fanno peggio della media nazionale. Secondo uno studio realizzato da Cribis D&B, società del gruppo Crif specializzata nelle business information che ha analizzato i comportamenti delle imprese dell'industria alimentare, nel primo trimestre del 2015 solo il 28,3% ha rispettato i termini prestabiliti, a fronte del 36,3% del dato medio italiano. Il dato preoccupa il presidente dell’Associazione distribuzione moderna e Ad di Conad Francesco Pugliese, che punta l’indica accusatore contro l’articolo 62: “se le cose stanno così non è solo per colpa della crisi, l’art 62 va cambiato perché chi è in regola è penallizzato”.

Nel dettaglio di settore (composto per il 53,6% dalla produzione di pasta, pane e derivati) il 56,3%, paga i suoi fornitori entro un mese di ritardo, mentre il 15,4% salda i debiti con gravi ritardi. Performance che, prosegue lo studio, se paragonate con quelle del 2010, evidenziano un deciso peggioramento. Nel corso degli ultimi cinque anni le aziende prese in esame hanno infatti registrato un calo dei pagamenti alla scadenza del 34,8% e un aumento del 9,1% di quelli avvenuti entro un mese di ritardo. 

A livello di aree geografiche il Nord Est (che raggruppa il 17% delle imprese prese in oggetto) risulta quella più affidabile con il 35,7% di pagamenti regolari e solo l'8,4% oltre i 30 giorni. Situazione opposta per le imprese meridionali (dove si concentra il 45,8% delle imprese): solo il 21% dei pagatori è regolari e ben il 26,2% mostra ritardi significativi. Mentre nel Nord Ovest quasi un'impresa su tre salda alla scadenza (29,6% per una percentuale del 20,6% di aziende presenti sul territorio), mentre i cattivi pagatori raggiungono quota 12%. Infine il Centro (dove son presenti il 16,6% delle società) è puntuale nel 23,8% dei casi, in grave ritardo nel 18%. Facendo infine una comparazione con il 2010 anche in questo caso i dati non sono rosei: in tutte queste aree geografiche i pagamenti oltre il mese di ritardo sono cresciuti oltre il 115% (nel caso del Centro l’aumento è del 176%).

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