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martedì 17 febbraio 2015


Ciliegie, «ottime prospettive per il futuro»

Crescono la coltivazione mondiale del ciliegio, la produzione e le esportazioni dei suoi frutti. Per approfondire l'argomento, Agronotizie ha chiesto a Marino Palasciano, ricercatore presso il Disspa dell'Università di Bari, di rispondere ad alcune domande.
 
Qual è la situazione cerasicola mondiale ed italiana?
"Dal 2003 al 2012 la superficie mondiale coltivata a ciliegio dolce è aumentata da 342.212 ettari a 401.656 ettari (+17,4%). Nello stesso intervallo di tempo, la produzione mondiale ha mostrato un incremento del 31,1%, passando da 1.720.907 tonnellate a 2.256.519 tonnellate (Fonte Fao). I più importanti Paesi produttori sono la Turchia, che da sola contribuisce al 20% della produzione mondiale, gli Usa (15,2%), l'Iran (9%), l'Italia (5,5%) e la Spagna (4,3%).
A livello globale si è registrato anche un notevole incremento degli scambi internazionali. Nell'ultimo decennio di dati disponibili (Fao), la quantità di ciliegie esportate è infatti più che raddoppiata, passando da 185.211 tonnellate del 2003 a 376.306 tonnellate del 2011. I maggiori esportatori mondiali sono in ordine decrescente Usa, Turchia, Cile e Spagna. Oltre il 20% di prodotto esportato ha come destinazione la Federazione Russa che rappresenta il maggiore importatore a livello mondiale, altri Paesi destinatari sono il Canada (9,1%), la Germania (8,4%), gli Usa (6,1%), l'Austria (5,9%), la Cina (5,8%) ed il Regno Unito (5,4%).
In Italia sono coltivati a ciliegio poco più di 30 mila ettari di superficie per una produzione di circa 132 mila tonnellate. Le principali Regioni cerasicole, che da sole coprono l'85% della produzione nazionale, sono la Puglia con 52.900 tonnellate, la Campania con 28.900 tonnellate, il Veneto con 18.800 tonnellate e l'Emilia-Romagna con 11.800 tonnellate. La tendenza produttiva nel Bel Paese negli ultimi dieci anni è di sostanziale stabilità dovuta ad un importante aumento in alcuni areali compensato da una sensibile contrazione in altri (Fonte Istat)".
 
Come guarda al futuro il comparto cerasicolo?
"Il futuro della cerasicoltura è sicuramente di grande prospettiva e positività. Oggi è possibile considerare il ciliegio una coltura industriale al pari di altre; infatti, l'introduzione negli impianti di nuove varietà, l'adozione di nuove tecniche di coltivazione e l'utilizzo di mezzi tecnici innovativi e tecnologicamente avanzati hanno permesso il superamento di alcuni limiti peculiari di questa drupacea, limiti che negli scorsi decenni ne hanno di fatto determinato il declino in aree cerasicole storicamente importanti. Ulteriori elementi che inducono ad 'avere fiducia' in questa coltura possono essere considerati l'ampia adattabilità ambientale, grazie soprattutto al suo breve ciclo stagionale di fruttificazione, e la mancata registrazione, ad oggi, di significative crisi di mercato che negli ultimi anni hanno invece colpito altre più importanti colture frutticole quali, ad esempio, il pesco e l'uva da tavola".

ottime prospettive per il ciliegio

Innovazione varietale come protagonista di un'agricoltura moderna e sostenibile: qual è lo scenario? Quali sono i parametri su cui il miglioramento genetico sta puntando?
"Il settore varietale si è molto sviluppato: si stima che negli ultimi 20 anni sono state diffuse sul mercato oltre 300 varietà di ciliegio. In quasi tutti i più importanti centri di ricerca nazionali ed esteri che operano il miglioramento genetico del ciliegio gli obiettivi sono numerosi e spesso complessi. Tra questi è da rimarcare l'ottenimento di nuovi genotipi autofertili che consentono produzioni più costanti ed elevate e permettono la realizzazione di impianti monovarietali. Molto diffusi sono anche gli aspetti legati alla qualità dei frutti: incremento e uniformità della pezzatura, parametro fortemente correlato alla valutazione commerciale e alle preferenze dei consumatori, aumento della consistenza della polpa e miglioramento del sapore. L'allungamento dell'attuale calendario di maturazione e raccolta, ristretto a circa 6 settimane, rimane ancora un obiettivo importante da raggiungere, con l'attesa di anticiparlo di almeno una settimana e di posticiparlo di due. Per favorire una più ampia adattabilità ambientale della specie si cerca anche di ottenere genotipi resistenti o poco sensibili a particolari stress abiotici, come lo spacco da pioggia dei frutti, ed a specifici stress biotici, quali monilia e batteriosi. Infine, per rendere possibile la meccanizzazione della raccolta, sia per l'industria che per il mercato del fresco, sono in atto programmi che mirano alla costituzione di varietà i cui frutti, alla maturazione, si distacchino con facilità e senza danni dal peduncolo. In definitiva, gli obiettivi elencati sono finalizzati all'ottenimento di produzioni quantitativamente e qualitativamente valide, all'abbassamento dei costi di gestione, all'aumento della redditività di tutte le componenti della filiera, al soddisfacimento delle richieste del mercato ed alla maggiore ecosostenibilità della coltivazione".
 
Ciliegie di qualità, buone da mangiare e che soddisfino le esigenze del consumatore. Sono questi gli elementi indispensabili per fare reddito?
"La fiducia riposta nelle novità varietali caratterizzate da elevata qualità dei frutti, con pezzatura grossa o molto grossa (Ø = 28 mm), con buccia di colore rosso brillante ed attraente, con polpa consistente e dal sapore buono ed equilibrato nelle sue componenti zuccherina ed acidica, è stata ampiamente ripagata dalla risposta molto positiva dei mercati. I consumatori hanno infatti dimostrato un'ottima predisposizione all'acquisto di ciliegie di qualità, anche all'apertura del mercato quando i prezzi normalmente raggiungono i picchi più elevati. Tuttavia, l'innovazione varietale non è in grado da sola di assicurare profitti per tutti gli attori della filiera. Il frutticoltore, ad esempio, per garantirsi un ragionevole reddito deve ottimizzare le scelte dei fattori produttivi (combinazione varietà-portinnesto, tipologia di impianto, tecniche colturali) in funzione dell'ambiente di coltivazione, delle capacità imprenditoriali e delle caratteristiche del mercato".

Autore: Lorenzo Cricca
Fonte: Agronotizie


a cura di Agronotizie

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