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lunedì 1 agosto 2022


Anni di dibattiti, intanto i Mercati invecchiano

Da tempo immemore quando si parla di mercati all’ingrosso vengono fuori mille tematiche e problematiche da risolvere o rivedere per rinnovare queste strutture che, spesso, restano immobili, del tutto simili a come erano in passato, con tutti i pregi e difetti del caso.
Ma il fulcro della bagarre è sempre uno: apertura notturna o diurna. Ovviamente per delle attività storicamente insonni, il cambio di passo sembra una chimera ma, adesso, forse bisogna riflettere attentamente per non compromettere il futuro di queste strutture che, ogni giorno, sono il ricettacolo degli ortaggi dell’agricoltura italiana e non solo; quindi, il problema riguarda tutto il comparto ortofrutta.



Da anni sfoghi, lamentele e proposte vanno in una direzione precisa: «basta puntare le sveglie ad orari improponibili e lavorare alla luce del sole». Dunque, problema risolto. Ma attenzione, se di notte si gira lo Stivale le strutture mercatali sono ancora tutte aperte, eccezion fatta per il Car di Roma, struttura diurna con risultati più che positivi.
Come mai? Limitante dare la colpa alla cara vecchia abitudine dei grossisti o alla deperibilità dei prodotti nelle ore più calde della giornata o ancora ai problemi legati alla logistica. Problematiche concrete, forse 30/40 anni fa, ma adesso le dinamiche di filiera sono cambiate e soprattutto è ancora remunerativo aprire alle 3 di notte piuttosto che alle 9 del mattino? Forse non più.
La tematica orario riguarda non solo la pancia dei mercati, ma anche tutti gli attori che ci orbitano: produttori, addetti alla logistica, fruttivendoli, ambulanti e grossisti esterni sono coinvolti sulla scelta dell’orario. La possibilità di rifornirsi di notte è fondamentale, soprattutto per determinati operatori, per riuscire a lavorare di giorno. Le soluzioni non sono semplici da trovare, ma non sono certo impossibili.



Il tempo passa e si resta sempre al punto di partenza, comodo l’orario diurno, ma le sveglie suonano nel cuore della notte. Si rallenta un processo che diventa indispensabile: il ricambio generazionale, garantirebbe il futuro ai mercati, strutture fondamentali nella filiera. Non dimentichiamoci il ruolo cardine, in piena pandemia, dei mercati. Se avessero chiuso battenti, addio alle torte di mele per consolarci dal flagello pandemico.
Il cambio d’orario migliora, sicuramente, la qualità della vita delle migliaia di operatori dei mercati ma non deve essere letto o mortificato con un semplice “dormiamo qualche ora in più”. Permetterebbe tanto altro, come incentivare personale qualificato a ricoprire dei ruoli all’interno delle aziende dei commissionari. Decine di anni fa era più semplice trovare personale, perché oggi il rapporto tra benessere personale e lavoro si è evoluto; il livello di appetibilità del lavoro notturno, sicuramente, non ha scalato posizioni. Per un ragazzo d’oggi, che sicuramente non è più sfaticato dei giovani di ieri, considerare una sveglia notturna ha un peso diverso.

  
Inevitabilmente la notte nasconde i mercati generali dalle città e da canali distributivi che per via degli orari non possono usufruire delle strutture all’ingrosso. Il cambio d’orario non deve alterare la funzionalità dei mercati, non li deve sconvolgere dalla loro storicità e tradizionalità ma può metterli al centro della filiera. Non è questione di dormire qualche ora in più. L’auspicio è che la notte porti consiglio…

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