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venerdì 10 giugno 2022


«La cerasicoltura veneta necessita di nuovi impianti»

In Veneto si sono prodotte nel 2021 8086 tons di ciliegie su 1964 Ha di terreno rispetto alla produzione del 2020 di 12183 tons utilizzando 2010 ha di terreno (fonte Istat).
Le previsioni per la campagna sono positive perché il clima è ed è stato ottimale, l’unica pecca è la siccità che non permette lo sviluppo della pezzatura in maniera ottimale. La fioritura iniziata a fine marzo non ha incontrato ostacoli perché fortunatamente non ci sono state gelate. Ci aspettiamo quindi che il prodotto rimanga in condizioni ottimali fino alla fine alla raccolta che sta avvenendo regolare e continuerà fino ai primi di luglio in Veneto, per poi lasciare spazio al prodotto di montagna e a quello Turco che storicamente prolungherà la campagna anche se molto meno presente rispetto al passato proprio per la produzione recente di ciliegie in Alto Adige tardive.




La produzione principale in Veneto è rappresentata dal Durone, che accorpa numerose sottovarietà, tra cui la Mora di Verona, considerata la regina indiscussa del territorio per caratteristiche organolettiche. Si tratta di un tipo di ciliegia croccante, di un colore rosso intenso con un grado brix zuccherino più elevato di molte altre che nonostante il calibro non enorme regala al consumatore un’esperienza di gusto unica.
Nel Veneto le piante di ciliegio sono sparse e molto alte quindi per la maggior parte non sono protette da reti antigrandine che ne rendono imprevedibile una previsione di raccolto fino all’ultimo momento. Le piante installate sui nuovi impianti, per quei pochi che ci sono, sono infatti più basse, in modo da garantire una protezione efficace per gli agenti atmosferici e per cercare di limitarne i costi di produzione essendo frutti raccolti a mano. 
Dal versante dei prezzi che oscillano in una forbice molto ampia a seconda della qualità e della pezzatura, riscontriamo che il mercato è poco reattivo nonostante il prodotto sia sano e di buona qualità. 



Il mercato internazionale negli ultimi anni è cambiato molto, molti paesi hanno aumentato la produzione, come la Spagna e la penisola balcanica che ha trovato poi collocazione nei principali mercati del Nord Europa, andando a ridurre la quota di mercato del prodotto Italiano e Veneto in particolare che soffre molto il problema del calibro. Quest’anno la Spagna ha subito forti perdite a cause delle gelate primaverili e del brutto tempo che hanno limitato l’invasione in Europa, ma non è possibile avere successo sperando nelle disgrazie altrui. 
Per migliorare la produzione è necessario fare investimenti sia varietali che in nuovi impianti ma alla base di tutto è necessario riconoscere al produttore il giusto valore del prodotto affinché abbia un adeguata remunerazione per poter far fronte ai costi di produzione ed effettuare nuovi investimenti che sono ormai imprescindibili per la sopravvivenza. 
Per quanto riguarda invece all’influenza della guerra in Ucraina non riscontriamo su questo prodotto danni o conseguenze dirette fatto salva l’inflazione che colpisce indifferentemente tutto il settore e rende molto complicata l’esportazione in paesi carenti di produzione dove invece si potrebbe valorizzare meglio il nostro prodotto che negli anni passati rappresentava un’eccellenza del nostro territorio. 

Fonte: Ufficio stampa Fruitimprese Veneto


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