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lunedì 9 maggio 2022


«Macfrut, siamo alla vigilia di una svolta»

Venerdì è calato il sipario sulla trentanovesima edizione del Macfrut. La fiera si è svolta a un mese da Fruit Logistica, in concomitanza col Cibus, ma la tre giorni riminese è stata decisamente frizzante. Al termine della kermesse abbiamo incontrato Renzo Piraccini.

Presidente, prima dei numeri le impressioni e le emozioni.

Sono più che entusiasta. Organizzare una fiera dopo otto mesi dall'ultima edizione, pensando a come sono andate quelle prime di noi... e poi vedere questi risultati: beh, era inimmaginabile. Tutti ci hanno fatto presente che è cresciuta la qualità dei visitatori: sono tornati gli importatori tedeschi, si sono viste catene della Gdo che da anni non frequentavano la fiera, ma soprattutto c'è stata una forte componente internazionale. Se gli espositori stranieri sono passati dal 21 al 28%, anche i visitatori hanno seguito un trend simile, con tante delegazioni dell'Est Europa ed africane.

Siamo arrivati ai numeri. Dunque, come si è chiuso Macfrut 2022?

Le presenze sono state con 38.500, registrando una crescita del 18% sull’edizione di settembre 2021. Abbiamo avuto 5000 persone in più, recuperando circa la metà del gap che ci separa dai numeri pre pandemia.



Macfrut ha sorpreso anche chi era scettico. Cosa ha funzionato in questa edizione?

Il mondo delle macchine e delle tecnologie ha sempre avuto grandi riscontri dal Macfrut, questo è il nostro core-business. Gli africani, tanto per fare un esempio, vengono qui pensando di vendere, ma poi alla fine è più quello che acquistano. Credo che sia in atto nelle fiere un cambiamento radicale, ho l'impressione che la vecchia fiera solo business abbia fatto il suo tempo: noi cerchiamo di mettere insieme il business con la conoscenza e l'esperienza. Pensate ai campi prova: non hanno avuto un attimo di tregua, visite guidate ogni ora, più di un gruppo per turno... è il segno tangibile che avere la possibilità di toccare con mano le soluzioni e potersi confrontare con gli esperti fa la differenza. E questo era il nostro obiettivo: andare oltre lo stand, dare motivazioni concrete per visitare il Macfrut a chi si occupa di ortofrutta.

A bocce ferme, c'è un aspetto di questa edizione che l'ha particolarmente sorpresa?

Devo ammettere che, da quando sono presidente, un'edizione così non mi era ancora capitata. Ma è uno stimolo a fare ancora meglio. Chiaramente le dimensioni non devono essere un'ossessione in quanto tali: ho sempre pensato, nel mondo delle imprese, che non si dividono tra grandi e piccole, ma tra efficienti e inefficienti. Oggi con il Macfrut siamo portatori di questo modello: ce lo siamo inventati ascoltando le aziende. Le altre fiere, come Fruit Logistica e Fruit Attraction, hanno demandato ad altri la parte contenutistica: noi abbiamo fatto una scelta diversa, abbiamo sviluppato le aree tematiche con i gruppi di lavoro e questo è un valore percepito sia dagli espositori che dai visitatori, che ringrazio di cuore così come i nostri partner.  

Arrivare un mese dopo Fruit Logistica era un rischio?

Mi sentivo abbastanza tranquillo. Avevo percepito che quello di Berlino è un modello a fine corsa. Fruit Logistica è sì una grande fiera, ma rischia di despecializzarsi. Noi siamo in crescita e vogliamo accelerare su questo modello. Il Simposio internazionale della ciliegia è stato un successo strepitoso, con una qualità pazzesca degli operatori: i principali player delle ciliegie c'erano tutti. E questo successo è merito dei professori Lugli, Morandi e Neri che hanno dato spessore al livello scientifico dell'appuntamento, poi la parte commerciale è andata a ruota. Macfrut è una fiera da vivere, con una piattaforma di business che funziona.



Quest'anno si è notata la presenza delle regioni, è un bel segnale da consolidare?

E' decisamente un bel segnale. Da sempre Coldiretti e Cia, sul fronte dell'associazionismo agricolo, sostengono la nostra manifestazione: quest'anno si è vista la qualità anche nei loro convegni e mi fa piacere che hanno sposato il lancio dell'Ice. Le Regioni si sono viste, ne manca ancora qualcuna, ma anche la loro presenza ci dice che l'ortofrutta italiana ha avuto una scossa e al Macfrut si è visto. L'Italia ortofrutticola si sta scrollando di dosso la sindrome del nobile decaduto, quel complesso che aveva nei confronti della Spagna ad esempio, ora che i problemi climatici si fanno sentire in terra iberica e oggi, con gli attuali costi dei trasporti, essere mille chilometri più vicini al mercato di destinazione è un elemento di vantaggio.

L'ortofrutta sta vivendo una fase delicata, quale contributo può dare una fiera come questa?

Il nostro lavoro di fiera è favorire il business. Ma, lo ripeto, anche con conoscenza e puntando su eventi e contenuti. Abbiamo percepito chiaramente il grande potenziale di questa manifestazione e quindi accettiamo la sfida che il direttore di Ice-Agenzia Roberto Luongo ha lanciato all’inaugurazione: fare diventare Macfrut la fiera più importante d’Europa del settore. Il consenso è ampio, siamo alla vigilia di una svolta: vogliamo giocare in Serie A e stare nella parte alta della classifica, stiamo pensando di investire milioni di euro in promozione e questo ci deriva dall'incoraggiamento degli espositori e dalla garanzia di avere un supporto pubblico fondamentale.

Appuntamento dunque al 3-5 maggio 2023 per la quarantesima edizione di Macfrut.

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