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giovedì 5 maggio 2022


Apofruit e Coop Sole insieme nel «Progetto fragole italiane»

Nuovi passi avanti per la filiera fragolicola di Apofruit e Coop Sole. E’ stato presentato ieri al Macfrut il “Progetto fragole italiane” che punta a sviluppare la produzione italiana tramite tre asset fondamentali: gusto, ricerca varietale e calendario produttivo.
Se il gusto è l’unica costante in grado di fidelizzare i consumatori e la Gdo, l’investimento nella ricerca varietale garantisce standard qualitativi elevati e costanti per i frutti. Infine la modifica del calendario produttivo tramite nuove tecniche colturali permetterà di anticipare il raccolto di oltre tre mesi con effetti positivi sulla mancanza di manodopera.

La partnership tra Apofruit e Coop Sole risale già al 1996 e rientra all’interno di Mediterraneo Group. Tramite questa società commerciale di Apofruit, aperta anche ad aziende esterne, Coop Sole commercializza infatti dal 1996 le proprie fragole prodotte nel Casertano.



“Oggi – spiega Pietro Ciardiello, direttore di Coop Sole – siamo in grado di produrre 85.000 quintali di fragole all’anno, con una quota di biologico pari a oltre il 20%, grazie alla varietà Melissa che ben si presta a questo tipo di coltivazione. Tramite Mediterraneo Group, siamo fornitori preferenziali della Gdo italiana e abbiamo contatti consolidati anche all’estero, in particolare con catene come Spar in Austria e Migros in Svizzera”. 
 
“Per quanto ci riguarda – rileva Ernesto Fornari, direttore generale di Apofruit – negli ultimi dieci anni il nostro gruppo ha dato nuovo impulso alla coltura della fragola sul versante jonico. Nella prima decade del Duemila, infatti, la fragolicoltura in Basilicata, dove si concentra la maggior parte della produzione Apofruit grazie al nostro stabilimento di Scanzano Jonico, era pressoché finita. Tutto ciò perché, in quegli anni, gli impianti erano realizzati con piantine frigo conservate, che garantiscono un altissimo rendimento per 4 – 5 settimane, poi più nulla. Grazie ai continui sforzi fatti nella ricerca varietale, abbiamo introdotto la cultivar Sabrosa, commercializzata con il marchio Candonga®, che ben si adatta all’utilizzo di piante fresche provenienti sia dalla Spagna che dalla Polonia. Il risultato è che oggi riusciamo a garantire una fornitura costante dai primi giorni di febbraio fino a metà giugno e la fragolicoltura, sul versante jonico, è letteralmente riesplosa. I 100 ettari della prima decade del Duemila, sono oggi diventati 1.200 ettari di fragole, tutti convenzionali, ovvero 60.000 quintali all’anno di prodotto. Se poi aggiungiamo anche la nostra produzione nel Cesenate (qui anche biologica), assieme a Coop Sole siamo in grado di presentarci sul mercato con oltre 150.000 quintali di fragole, confezionate in oltre dieci tipologie di formati, sia coi nostri marchi – Solarelli® e Piraccini® – sia a marchio del distributore”. 



Alla leadership di mercato Apofruit-Coop Sole, si aggiunge anche il focus dell’innovazione colturale.  “Abbiamo già avviato – dice Andrea Grassi, direttore della innovazione e sviluppo di Apofruit – una sperimentazione che è già in fase molto avanzata, per introdurre la coltivazione di piante ottenute da cima radicata per anticipare la produzione a partire da dicembre. Si tratta cioè di mettere a dimora piantine di fragole ottenuta da stoloni freschi e fatti radicare in vaso programmando il loro trapianto affinché si inizi la raccolta molto precocemente. Nello specifico, abbiamo individuato nella varietà Marimbella® una cultivar precoce che ci permette di piantare già a ottobre e di iniziare il raccolto nei primi giorni di dicembre. I test sono stati condotti finora su 300.000 piantine e sono stati eccellenti, tanto che dal prossimo autunno l’obiettivo è arrivare a 1 milione di piantine”. 
 
“In questo modo – riprende Fornari – i vantaggi saranno molteplici. Non solo, infatti, allungheremo la stagione delle fragole di oltre 3 mesi, ma permetteremo di risolvere anche i problemi legati alla manodopera. Maggio, infatti, attualmente si presenta come il mese più complesso per la raccolta delle fragole, perché in questo periodo si concentrano i maggiori quantitativi e, di conseguenza, si registra la maggiore domanda di manodopera, che si trova sempre più difficilmente. L’aggiunta di impianti a cima radicata, invece, permette ai produttori di spalmare la produzione su una finestra molto più ampia e, al contempo, risolve il problema della cronica mancanza di manodopera”.

Se la fragolicoltura è una delle colture più complesse a livello di gestione (la maggior parte delle fasi di lavorazione avviene in campo), da oggi può dunque contare su nuove e interessanti opportunità di sviluppo. 

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