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giovedì 24 marzo 2022


«Consumatori spaventati, cambiano gli acquisti»

L’ortofrutta dovrebbe essere la base della nostra alimentazione quotidiana, ma i consumi non vanno in quella direzione. Specialmente negli ultimi tre mesi, da quando le bollette si sono fatte più care, è scoppiata una guerra a pochi chilometri dai nostri confini e il prezzo del carburante è alle stelle (solo negli ultimi giorni è stato parzialmente mitigato da un momentaneo taglio alle accise). Da qualche parte il consumatore deve tagliare, e la spesa di ortofrutta non è immune alle sforbiciate.

A testimoniare questo andamento, sono in primis i dettaglianti di frutta e verdura, che vivono a contatto diretto con i clienti. A Brivio Frutta (foto sotto) di Sala Bolognese, provincia di Bologna, non hanno dubbi: “La prima cosa che si taglia in tempi di crisi è proprio l’ortofrutta, specialmente se si hanno dei bambini. Ci si accontenta della pasta col pomodoro e tutto il resto diventa superfluo”, sostiene la titolare, Catia Brivio.



Ciò che va per la maggiore adesso, sono soprattutto i prodotti che si presentano con un prezzo più basso: “Vendo molte patate, mele di piccolo calibro, la Fuji, le Tarocco sempre di piccolo calibro, ideale da spremere, poi carote, cavolfiore e cavolo cappuccio. Quello che si fatica a vendere invece, sono fragole e pere, che hanno prezzi allucinanti”.

A sentire Camilla Martinenghi, del negozio La Frutta di Camilla, a Corsico di Milano, le ultime settimane sono peggio del periodo di quarantena vissuto due anni fa: “Sembra che ci sia un coprifuoco. Sono in pochi ad entrare in negozio. È una situazione desolante. Fino a tre settimane fa al mattino incassavo circa 500 euro, adesso la metà della metà”. 

La tendenza è quella di acquistare referenze a basso prezzo riducendo anche i volumi di acquisto. “I prodotti che vanno per la maggiore – elenca la commerciante - sono insalate, zucchine, patate e arance di piccolo calibro. La gente ha paura di spendere ed è più attratta dalle promozioni del supermercato. Ormai è già tanto se lavoro bene due giorni su sei”. 

Non va meglio al sud, dove a Novoli di Lecce Antonella Fano è titolare di Fruttolandia: “Sono oltre vent’anni che faccio questo mestiere e una situazione simile non l’avevo ancora vista. Da tre mesi a questa parte c’è stato un crollo delle vendite pari al 40-50%. Per le persone diventa difficile portare in tavola il secondo e il terzo piatto, e noi lavoriamo soprattutto con questi, specialmente il contorno". 



"Sta diventando un bene di lusso - continua - e vendendo meno siamo costretti ad acquistare meno merce che però non ci consente di abbattere i costi dei trasporti”. Quello che continua a non mancare dalla lista della spesa sono, come indicato dai colleghi, i tuberi. “Ho notato un consumo più elevato di patate, ma c’è richiesta anche per le carote. Il cliente continua a volere la qualità, ma il prezzo è esoso quindi sceglie prodotti di seconda scelta”. 

Diverso per chi ha una clientela medio-alta nel mercato rionale di Genova, come Andrea Coccia: “Le patate la fanno da padrone, ma non ho notato grosse differenze rispetto agli anni passati. In tutti i periodi di passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile si nota un calo fisiologico generale delle vendite perché i prodotti invernali annoiano e quelli primaverili risultano inaccessibili a livello di prezzo se c’è poca disponibilità, come per le fragole in questo momento”. 

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