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lunedì 7 marzo 2022


Pinoli, la domanda non manca ma il prodotto sì

“La produzione dei pinoli ha subito un brusco calo produttivo a partire dal 2007, quando il cimicione canadese è arrivato in Italia colpendo le pinete. La nostra azienda ne ha risentito molto, da 40 dipendenti siamo passati a 2”. A parlare è Amilcare Grassini di Campo San Giuliano Terme (Pisa), che con IFN traccia il quadro della situazione disastrosa che stanno affrontando i raccoglitori di pinoli. 



“Noi raccogliamo nel Parco Naturale di Migliarino San Rossore Massacciuccoli  – prosegue Grassini – e l’azienda che porto avanti con mio padre è nata nel 1876, ma se non possiamo lottare biologicamente contro il cimicione facendo lanci dell’insetto antagonista continuiamo a restare fermi al palo”.



L’inghippo, sostiene Grassini, è in una legge che vieta l’introduzione dell’insetto nel nostro Paese. “Nonostante sia stato riprodotto in vitro a Parma e introdotto in diversi paesi europei e arabi – spiega – in Italia non è consentito il lancio della vespa antagonista ma importiamo i pinoli esteri a prezzi più bassi, perché qui sono raddoppiati: dai 35-40 euro al kg di 15 anni fa siamo passati agli 80 euro”.



Nonostante tutto, la raccolta iniziata a dicembre è alle battute finali e i pinoli ricavati finora dalla lavorazione delle pigne è rassicurante: “Il prodotto è meglio degli anni passati e questo ci fa ben sperare che la natura stia mettendo riparo da sola ai danni provocati dal cimicione”. 

La domanda da parte di gelaterie e pasticcerie che Grassini rifornisce, nel frattempo, non conosce crisi: “La richiesta è costante e anzi, in lieve incremento. Peccato non riuscire a soddisfarla”.

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