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lunedì 14 febbraio 2022


«Verona deve tornare a piantare ciliegi»

La provincia di Verona deve tornare a piantare ciliegi, che nell’ultimo decennio hanno subito una forte riduzione. E il rilancio della coltura può avvenire soprattutto in pianura, dove alberi come il melo, il pesco e il kiwi stanno vivendo una profonda crisi. È l’appello lanciato dall’associazione tecnici frutticoli durante la “Giornata del ciliegio”, che si è svolta ieri a Zevio nella sala civica ex Comune. Secondo i dati di Veneto Agricoltura, la superficie produttiva dei ciliegeti veneti si è ridotta dai 2.784 ettari del 2008 ai 1.968 ettari del 2021, di cui il 77% in provincia di Verona (1.510 ettari).

“Negli ultimi dieci anni molte zone tradizionalmente vocate alla coltivazione del frutto, dall’Est alla Valpolicella, hanno visto una costante riduzione del ciliegio, sostituito dalle viti – ha detto in apertura Claudio Montanari, presidente dell’associazione che raccoglie una cinquantina di tecnici specializzati di tutta la provincia - Tutta la collina è stata colonizzata dalla viticoltura, mentre in pianura molti venditori, che non sono tecnici, propongono agli agricoltori piante come i noccioli, i melograni e il bambù, che non hanno caratteristiche adatte al nostro territorio e al nostro clima. Noi riteniamo che sia il momento della rivincita del ciliegio, che nel Veronese ha una tradizione centenaria e può tornare con le sue magnifiche fioriture a garantire non solo la biodiversità e la bellezza del paesaggio, ma anche la redditività degli agricoltori. Oggi ci sono varietà, portainnesti e tecniche colturali che ci consentono di produrre quello che richiede il mercato, cioè ciliegie grandi, croccanti e dolci. Anche nelle campagne i ciliegi possono diventare protagonisti, perché si adattano benissimo ai terreni umidi e vicino al fiume e possono essere un’alternativa al melo e al pesco. Frutti di 28-30 millimetri e superiori a 18 gradi brix (il grado zuccherino) valgono dai 5 agli 8 euro, contro gli 1,5 euro di quelli a piccolo calibro. Attenzione però ad affidarsi a tecnici specializzati, che sono garanzia del risultato, e non a mestieranti o esperti improvvisati”.



La parola d’ordine, secondo i tecnici, è specializzazione. Per battere la concorrenza, Spagna in primis, bisogna mettere in campo tecnologie e metodologie agronomiche di primordine, arrivando a produrre ciliegie di alta qualità  e con resistenza a fisiopatie e insetti. Il tecnico frutticolo Michele Giori ha sottolineato l’importanza di affidarsi a esperti del settore per scegliere i portainnesti giusti non solo per ogni varietà, ma anche per ogni clima e terreno. Quanto alle varietà, le più gettonate sono quelle del gruppo Sweet, belle da vedere e buone da mangiare: grandi, color rosso scuro, consistenti e dolci, ma soprattutto con sei varietà che coprono un periodo di tempo di 50 giorni. Quasi due mesi di produzione per una ciliegia locale, di ottima qualità e gusto eccellente, garanzia di redditività anche in mesi, come quelli di maggio e giugno, ancora piuttosto tranquilli sotto il profilo produttivo.

Altro capitolo importante, trattato dal tecnico Nicola Varalta, è quello delle malattie funginee e degli insetti. Per le malattie del ciliegio, che sono il corineo e la botrite, la lotta sta dando buoni frutti nonostante siano stati tolti parecchi principi attivi dal mercato. Più difficile la situazione per quanto riguarda  gli insetti, che sono l’afide, la drosophila e la cimice asiatica. “I pochi strumenti a disposizione rendono dura la battaglia – ha spiegato Varalta -, anche se in collina si sta contenendo il danno con il lancio di insetti utili. Per quanto riguarda la cimice asiatica, occorre stare all’erta soprattutto con le varietà medio-tardive delle ciliegie, che maturano tra maggio e giugno e sono tra i primi obiettivi dell’insetto”.

La giornata si è conclusa con una prova di potatura pratica nell’azienda agricola Stefano Conti, in via Rivalunga a Zevio (in foto sopra e in apertura). Una pratica agronomica importantissima, ha spiegato Michele Giori, da fare quando spuntano già le gemme, cioè verso fine febbraio, onde evitare gravi danni che possono compromettere sviluppo e produzione.

fonte: Associazione tecnici frutticoli


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