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mercoledì 9 febbraio 2022


Agrumi, il tridente delle varietà club

Nadorcott, Tango e Orri sono le varietà club più conosciute per quanto riguarda i mandarini. Prevalentemente coltivati in Spagna, questi frutti hanno contribuito ad evolvere il panorama agrumicolo spagnolo. Ma a che punto è la loro diffusione e qual è il valore aggiunto dei club?
Il nostro ragionamento parte dagli enti che detengono le royalties di questi prodotti: Nadorcott è gestito dal Cvvp (Club delle varietà protette, ndr), Tango da Eurosemillas, come licenziatario del brevetto universitario di Riverside (California), e Orri dal Comitato di esecuzione Orri (Orc) per conto del Consiglio per la produzione e la commercializzazione delle piante (Ppmb) da Israele. Ad oggi le piantagioni dei tre club hanno già superato le 400 mila tonnellate raccolte, come si può vedere nel grafico.
 

Quantitativi (tonnellate) dei principali mandarini club - Nadorcott, Tango e Orri - dal 2010 al 2021
Fonte: Paco Borras Consulting 


In particolare, prendendo in considerazione le superfici coltivate tra i tre club, si può tranquillamente affermare che arriveranno presto a 15.000 ettari mentre si stima che per 2025 saranno 550.000 le tonnellate raccolte in Spagna, considerando solo le licenze già distribuite. Nella campagna in corso 2021/22, la somma delle tre varietà principali è pari a circa 460.000 tonnellate.
 
Dove e chi ha piantato i mandarini club?
Le zone in cui sono stati piantati i mandarini club le sappiamo già con precisione, mentre possiamo immaginare chi siano stati i protagonisti. Secondo i dati forniti - direttamente o indirettamente - dai diversi gestori, gli ettari delle tre varietà per province sono: 108 per la Catalogna, 6799 per la comunità valenciana, 2191 per Murcia, 5053 per l’Andalusia; per un totale di 14.151 ettari coltivati.
 
 
Coltivazioni di clementine, ibridi e percentuali di ibridi con royalties (in ettari)
Fonte: Paco Borras Consulting

Una cosa è certa: questi nuovi mandarini sono stati piantati prevalentemente in zone dove prima non esistevano, ovvero nella comunità valenciana. Nello specifico, a Castellón, dei suoi 28.382 ettari di mandarini, solo il 3,52% sono di queste varietà, anche se con un buon contributo in termini di risultati (pari a 999 ettari coltivati). A Valencia il numero non è così esagerato (4.108 ettari), ma anche la sua percentuale (12,16%) è inferiore alla media spagnola.
Relativamente alle strutture delle aziende produttrici in queste due province, possiamo dire che per la maggior parte sono piccoli e medi proprietari, con appezzamenti localizzati nelle aree storiche dei piccoli poderi valenciani. 
Proprio in questa zona sono avvenute le prime reazioni degli agrumicoltori contro le legalizzazioni delle nuove varietà: l’introduzione dei mandarini club ha imposto un significativo cambiamento di mentalità per gli agrumicoltori. Se fino alla fine del secolo passato le nuove varietà erano trasmesse tra gli agricoltori senza il concetto di proprietà varietale, lo sviluppo di questi club ha completamente cambiato il panorama e il modo di lavorare degli agrumicoltori. In alcuni casi, è stata incoraggiata la semina delle novità varietali senza spiegarne le conseguenze, allo stesso modo un gran numero di produttori ha ignorato spudoratamente le norme.



La concorrenza di Marocco ed Egitto
Per una visione più allargata, va considerato che anche in Marocco ed Egitto si sta piantando Nadorcott, mentre è iniziata in Egitto la produzione di Tango: questo significa che la Spagna dovrà condividere i mercati con frutti di origine straniera. D'altra parte, è anche vero che dai mesi di febbraio a maggio, il mercato richiede mandarini migliori rispetto agli Ortaniques e, fino ad oggi, i consumatori sono stati disposti a pagare di più per un prodotto facile da sbucciare.
Ad oggi, è possibile immaginare che l'Europa sviluppi una gestione ordinata dei prezzi delle clementine da dicembre a gennaio, i cui dati di fornitura sono intorno a 1.200.000 tonnellate tra tutte le origini.
Tutto questo, sempre che non appaia una 'clementina' valida per tutti i mesi: in questo caso, la reazione del consumatore potrebbe essere inaspettata. 

Club e dubbi etici
La filiera spagnola si è sempre basata sul piccolo e medio produttore, il piccolo e medio esportatore e vivaista autorizzato, che hanno portato le cifre della produzione spagnola di agrumi da 2.500.000 a 5.500.000 tonnellate nella seconda metà del secolo scorso. Questa condivisione di valore ha funzionato in termini generali, trasferendo i risultati della commercializzazione alle famiglie e agli areali che coltivavano il prodotto e che si sono resi ‘sostenibili’ in autonomia: dato che non c'erano royalties, le varietà erano condivise. Ora una domanda sorge spontanea: le nuove aziende proprietarie delle varietà club, saranno in grado di restituire parte dei loro profitti alle terre e alle famiglie che li generano?

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Paco Borras
International Expert

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