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lunedì 24 gennaio 2022


«Agrumicoltura, cambiamo conduzione per sopravvivere»

Un calo produttivo del 10%, frutti dalla qualità ottimale e prezzi alla produzione pari a 60-70 centesimi. E’ questo il quadro della campagna delle clementine tracciato da Bartolomeo D’Aprile, produttore e titolare dell’omonima azienda di Palagianello (Taranto).

“Contro ogni aspettativa, quest’anno stiamo assistendo a una bella campagna – spiega a IFN il produttore – i frutti sono di buona qualità nonostante abbiamo assistito ad alcuni momenti di grave difficoltà climatica: dopo le gelate primaverili, abbiamo avuto un’estate molto calda e con zero acqua, che ha comportato importanti costi per la gestione delle risorse idriche. A seguire abbiamo avuto un buon clima con le ottobrate mentre dicembre è stato un disastro: lo scirocco ha portato tre settimane di nebbia e umidità, durante le quali le piante hanno sofferto di ‘mal d’acqua’ con frutti mollicci e rottura della buccia. Fortunatamente i danni sono stati limitati e dal 20 dicembre è tornata la tramontana: i venti freddi e secchi hanno asciugato i frutti, ristabilendone le caratteristiche qualitative ottimali”.


Bartolomeo D'Aprile

Secondo il produttore i prezzi sono buoni, considerato l’andamento climatico. Ma quello a cui bisogna prestare molta attenzione sono i costi di produzione: “Sono aumentati del 30% rispetto alla media degli ultimi anni”, dice d’Aprile.
Ed è proprio dai costi di produzione che deve partire un più ampio ragionamento sul mestiere dell’agrumicoltore: “I rincari saranno sempre più alti e solo chi riuscirà a fare bene il proprio lavoro, porterà a casa risultati interessanti. Se non iniziamo a muoverci in quest’ottica per la prossima stagione (dicembre 2022/gennaio 2023) inizieremo a sentire i primi schiaffi”.

Su cosa significhi far bene il proprio mestiere, D’Aprile ha le idee chiare e delinea una figura professionale di alto livello, che sappia in primis ascoltare la terra e interpretare i dati, senza abbandonarsi a soluzioni di convenienza o ‘prodotti magici’. “E’ fondamentale calibrare i diversi aspetti della produzione agricola e soprattutto saperli fare – commenta – mi riferisco in primis ad un’irrigazione razionale, dosaggio corretto dei concimi, comprendere i comportamenti delle piante per mantenere i costi aziendali all’essenziale. C’è chi crede che il segreto sia puntare tutto su un prodotto ma questa non è la soluzione”.



Tra gli elementi individuati dal produttore per la gestione dell’azienda agricola del futuro c’è sicuramente la sostenibilità, economica ed ambientale. “Ci sarà probabilmente un ritorno ad un ‘vecchio’ modo di fare agricoltura – sostiene – che significa dar vita ad una qualità aggiuntiva dei frutti. Se negli ultimi anni abbiamo bombardato le piante di prodotti, ora è giunto il momento di ristabilire un nuovo equilibrio dell’agro-sistema e soltanto i veri appassionati rimarranno. Questo nuovo sistema finirà per avvantaggiare alcuni e lasciarne indietro altri, in fondo è la prima regola della natura”.

Infine, sarà necessaria una più onesta meritocrazia dei prezzi. “Oggi si parla di prezzi delle clementine tutti uguali, invece bisogna saper distinguere tra chi fa qualità e chi no – dice il produttore – fare qualità significa avere costi di produzione più alti e che questi devono essere riconosciuti in sede di vendita”.
E conclude: “I professionisti che rimarranno saranno quelli in grado di fare sistema e di creare i presupposti per un’agrumicoltura completamente diversa: mi piace chiamarlo il cambiamento reale nell’agricoltura”.

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