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mercoledì 19 gennaio 2022


«Caro energia spietato, passo dagli ortaggi al grano»

L’agroalimentare non può più aspettare gli interventi da parte del Governo. Ne sono convinti e lo dicono apertamente Giorgio Mercuri e Ivano Vacondio, rispettivamente presidenti di Alleanza cooperative Agroalimentari e di Federalimentare, in una lettera inviata al premier Mario Draghi. “Per il comparto agroalimentare – esordiscono – si prospetta un vero e proprio rischio paralisi, per via della situazione insostenibile causata dal combinato disposto dei rincari di energia elettrica e gas e dei costi delle materie prime”. Di qui l'appello al presidente del Consiglio affinché il Governo intervenga urgentemente per arginare la situazione emergenziale.


Foto: Farrisnet.it

Mercuri, che è anche presidente di Farris, azienda di Orsara di Puglia specializzata nella produzione di verdure cotte disidratate per piatti pronti, a fronte dei rincari ha deciso di fermare la produzione per passare al grano: “Le orticole renderanno anche 1,5 volte il grano, ma non mi resta che fermare tutto per sei mesi e tornare ai cereali: le bollette sono passate da 2 mila a oltre 12 mila euro al giorno con l’aumento del gas del 600-700%”. Riconvertendo a grano i campi dei soci conferitori gli operai verranno messi in cassa integrazione, ma il presidente di Alleanza Cooperative non vede altra scelta. 



Molte aziende, infatti, denunciano Alleanza Cooperative Agroalimentari e Federalimentare, che insieme rappresentano oltre il 90% della produzione alimentare del Paese, “stanno valutando il blocco di alcune linee di attività e, nei casi di maggiore difficoltà, la chiusura degli impianti di trasformazione, col rischio di drammatiche conseguenze sociali e occupazionali".


Foto: Farrisnet.it

Il costo dell’energia – si legge nella sintesi della lettera inviata la premier - è passato in media dai 40-45 € megawatt/h ai 300 € megawatt/h e quello del gas da 0,17 € al metro cubo a 1,30 € al mc. A tali rincari si aggiungono poi quelli delle materie prime - con i prezzi di grano, mais e soia che stanno portando i costi aziendali ormai fuori controllo - e degli imballaggi. Si va dall’incremento del 61% del legname a quello del cartone (+31%), della banda stagnata (+60%), della plastica per agroalimentare (+72%), del vetro (+40%), ai quali si aggiungono le impennate, dal 400% al 1000, di container e noli marittimi.

"L'industria alimentare ha un ruolo sociale fondamentale per cui le nostre aziende non possono permettersi di chiudere, ma se i prezzi dell'energia continuano a lievitare in questo modo, con aumenti che arrivano oggi al +200-300%, la chiusura per molte pmi diventerà inevitabile. È per scongiurare questo scenario a tinte fosche che chiediamo ufficialmente aiuto al governo" conclude Vacondio. 

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