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lunedì 17 gennaio 2022


«Riscaldamento troppo costoso, spegniamo i bruciatori»

I rincari sono tra le notizie all’ordine del giorno e il nostro settore ne sta pagando conseguenze durissime. I costi sono aumentati per quasi tutte le materie prime e anche per le fonti energetiche e i produttori iniziano a valutare i tagli da operare e, per alcuni, questi ricadono sul riscaldamento delle serre.

Proprio come succede all’azienda Fratelli Tramonti di San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena), specializzata nella produzione di ortaggi a foglia e a bacca su una superficie di 30 ettari di cui 15 in biologico, 7 in conversione e la restante parte dedicata ai cereali.
“In questi ultimi giorni la temperatura è scesa a -2,5/3 gradi centigradi comportando le classiche gelate invernali - spiega a IFN Filippo Tramonti, socio dell’azienda insieme ai fratelli – Quest’anno però la situazione è ben diversa e non vale la pena di riscaldare le serre. E’ più alto il costo del gasolio che quello che si ricava dalla produzione, quindi i nostri bruciatori rimangono spenti”.
Fortunatamente il danno rimane limitato alle ultime produzioni aziendali, come i peperoni. “I pochi frutti rimasti nelle serre sono stati completamente ‘lessati’ dal freddo, mentre ha retto meglio l’insalata gentilina. Fra le colture che hanno accusato il colpo del gelo anche il cavolfiore e i finocchi che coltiviamo in pieno campo”. 



Nonostante la campagna degli ortaggi sia stata toccata dal problema delle gelate e rincari energetici solo nella sua ultima parte, l’aumento dei costi coinvolge tutta la filiera. “Tutti i prodotti costano di più, dalle sementi alle coperture in plastica che sono aumentate del 40% - commenta il produttore – per non parlare del polietilene utilizzato per l’irrigazione, le cui quotazioni sono salite del 50%”. E nonostante i prezzi dei prodotti sui mercati siano aumentati, ancora non bastano per sostenere i produttori: “Le quotazioni sono migliorate ma non riusciamo a spostare l’aumento dei costi nei prodotti ortofrutticoli – dice Tramonti – gli investimenti che facciamo di tasca nostra spesso non rientrano. Per esempio ora stiamo seminando il grano a prezzi altissimi, chissà se quando trebbieremo a luglio il mercato saprà ripagarci”.

L’azienda può contare su strutture semi-automatizzate con irrigazione e apertura da remoto oltre a macchinari alimentati ad energia solare (clicca qui per approfondire) ma la manodopera rimane quella tradizionale a anche qui i problemi non mancano. “Ci forniamo di collaboratori dal Marocco che dovrebbero arrivare da noi per i trapianti di febbraio – spiega il produttore – speriamo che la pandemia non complichi la logistica, senza di loro ci troveremo in grossi guai”.



I fratelli Tramonti sono sola una delle tante aziende che hanno dovuto fare i conti con le temperature invernali che, come sottolinea la Coldiretti Forlì-Cesena in una nota stampa, “colpiscono le coltivazioni invernali in campo come cavoli, verze, cicorie, e broccoli. Questi ultimi reggono anche temperature di qualche grado sotto lo zero ma se la colonnina di mercurio scende repentinamente o se le gelate sono troppo lunghe si verificano danni. A preoccupare è anche il balzo dei costi energetici che si trasferisce a valanga sui bilanci delle imprese agricole strozzate da aumenti dei costi di produzione non compensati da prezzi di vendita adeguati”. “In particolare – continua la nota stampa - l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%”. Non si sottraggono ai rincari anche i fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio che subiscono anch’essi una forte impennata (+60%)”.

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