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lunedì 17 gennaio 2022


«Ai piccoli negozianti manca la formazione»

Il vero punto di forza dei fruttivendoli è il rapporto di fiducia con il cliente. Saperlo consigliare nel modo corretto in base ai gusti e sapergli spiegare i prezzi sono competenze indispensabili per alimentare quella relazione che è basata molto spesso sulla ricerca di qualità e anche di nuovi servizi, soprattutto da due anni a questa parte. Ma sono capacità che si acquisiscono sul campo o è necessario formarsi prima di aprire un piccolo negozio al dettaglio di ortofrutta? Per Cristian Stringhetto, titolare dell’Ortofrutta enoteca Stringhetto di Legnago, Verona, lo studio non è un optional, ma manca in questo ambiente, soprattutto se ci si guarda attorno e lo si paragona ad altri settori. 



“Negli anni sono stati fatti i corsi per i buyer della grande distribuzione organizzata, ma per i piccoli no. Siamo abbandonati a noi stessi – denuncia a IFN - Il nostro problema è che combattiamo contro il ribasso continuo della Gdo e contro venditori di nazionalità straniera che adottano lo stile dello 0,99 euro. Non ho niente contro di loro, ma il più delle volte si tratta di merce non controllata, che non si da dove arriva, né quale sia la qualità. Purtroppo, il lavoro è andato in mano a chi non ne sa niente dei prodotti che propone e per l’80% dei possessori di partita iva vendere ortofrutta o ferro è la stessa cosa. Per tutti questi motivi, anche i giovani sono scoraggiati dal volere intraprendere la professione del fruttivendolo”. 



Negli altri ambienti, sottolinea Stringhetto, non ci sono le stesse problematiche: “Su altre materie ci sono molti corsi di formazione. La carne e il pesce senza formazione non si vendono, così come le farine o il vino. Bisogna essere intenditori per ottenere dei risultati”. Di vino il veneto Cristian Stringhetto ne sa qualcosa essendo anche sommelier e avendo deciso di trasformare la quarantennale attività di famiglia specializzata nella vendita di frutta e verdura in rivendita di vini di fascia medio-alta. “Per i vini faccio almeno 3-4 corsi all’anno e faccio parte dell’Associazione Enoteche Italiane e degli Enotecari professionisti italiani. È tutto un altro mondo, dove la formazione ha un valore e si riflette sulle vendite”. La decisione di allargare il proprio campo originario, per il fruttivendolo sommelier è stata quella di trovare una nuova strada per sopravvivere. “Qui a Legnago ci sono 25mila abitanti e almeno 9 supermercati grossi. L’unico modo per andare avanti – spiega - era cercare una clientela diversa, così mi sono aperto a una nicchia di mercato dedicata a una bassa percentuale di persone e al momento mi sta ripagando, considerato che propongo anche prodotti artigianali, gastronomia e verdure cotte”. 



Tornando alla formazione nel campo ortofrutticolo, anche il cliente, che non è certo uno sprovveduto, si accorge delle competenze del venditore e le premia. “È importante saper spiegare perché un mandarino costa un tot e un’altra varietà il doppio, oppure insegnare a riconoscere l’arancio fresco da uno che ha sulle spalle 20 giorni. È anche così che si spingono le persone a consumare più frutta e verdura, dimostrando competenze”. 


  
Il 2020 è stato un anno che ha segnato la crescita per i piccoli negozianti sotto casa, ma la fidelizzazione dei clienti, per l’attività di Legnago non è riuscita: “Sono trent’anni che faccio la consegna della spesa a casa, due anni fa ho assunto un’altra persona perché c’era più richiesta, ma la pandemia non mi ha portato più clienti successivamente". Stesso discorso per la spesa online: "è andata bene i primi 6/7 mesi, ma la gente vuole vedere con i suoi occhi cosa compra, perché non interessa spendere poco, ma consumare un buon prodotto”. 

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