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giovedì 25 novembre 2021


Patate, Romagnoli spinge sul residuo zero

Coniugare sostenibilità economica, ambientale e sociale. Va in quest’ottica l’impegno di Romagnoli F.lli con il progetto Residuo Zero, che ha ottenuto la menzione speciale del Premio Innovatori Responsabili 2020 della Regione Emilia-Romagna.




Grazie ad una precisa linea tecnica di difesa colturale, l’azienda ottiene patate prive di residui di fitofarmaci e coltivate con pratiche agricole codificate e ripetibili in tutti gli areali italiani.  La ricerca, portata avanti con la guida scientifica del Dipartimento per l’innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali (Dibaf) dell’università della Tuscia e Legambiente, si muove anche in una seconda direzione ovvero l’impiego di varietà di patate naturalmente tolleranti alla Peronospora.

I risultati della sperimentazione sono stati presentati ieri nell’ambito di un incontro divulgativo tenutosi a Molinella (Bologna). “L’obiettivo del progetto Residuo Zero è arrivare a un nuovo modello di produzione che generi una cultura sostenibile e avvicini sempre di più il mercato alle aziende agricole, che in questo momento sono gli anelli più deboli della catena agroalimentare” ha sottolineato Roberto Chiesa, direttore commerciale dell’azienda.



Ma le sperimentazioni di Romagnoli non si fermano qui: l’azienda è impegnata nella riduzione di sostanze chimiche e nella salvaguardia della fertilità del suolo e della biodiversità, tramite l’utilizzo del sorgo sudanense come biofumigante. Questa nuova fase sperimentale ha coinvolto, oltre al Dipartimento per l’innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali (Dibaf) dell’università della Tuscia e a Legambiente, anche il Dipartimento di scienze chimiche, farmaceutiche ed agrarie (Docpas) dell'università di Ferrara. Secondo i risultati ottenuti, la durrina contenuta nel sorgo sudanense è in grado di agire come biofumigante e può quindi essere efficacemente impiegato nel contrasto-lotta all’Agriotes litigiosus (ferretto). 

Inoltre questa pratica agronomica ha effetti positivi anche sulla fertilità del suolo: “a dimostrarlo – ha spiegato Silvia Rita Stazi del laboratorio T&A Tech dell’università degli studi di Ferrara - è stata la misurazione di sostanze umiche in esso presenti prima del sovescio con sorgo sudanense, prima della semina delle patate e dopo la raccolta delle patate, dai quali emerge una maggiore produzione di humus, un migliore movimento di aria e di acqua al suo interno e una migliore struttura”.



“Siamo felici di condividere questi risultati e siamo orgogliosi di farlo nel nostro territorio, una regione in cui la pataticoltura ha profonde radici e di cui rappresenta un’eccellenza – commenta Giulio Romagnoli, amministratore delegato Romagnoli F.lli Spa - Tali risultati aprono la strada non solo a una pataticoltura più sostenibile, ma anche all’impiego efficace del sorgo sudanense nel sovescio per altre colture, nell’ottica di promuovere la diffusione di pratiche agricole in grado di ridurre l’impatto sull’ambiente”.

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