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giovedì 25 novembre 2021


«Care e inquinanti, stop alle mele estere»

La "scusa" dell'impatto ambientale per mettere in cattiva luce il prodotto d'importazione a vantaggio delle mele nazionali: è un colpo basso quello di Afrucat, la più importante associazione di organizzazioni di produttori spagnoli con sede a Lleida, in Catalogna, che in una conferenza stampa ha invitato i consumatori ad acquistare frutti locali. A supporto del messaggio, condiviso dai produttori ed esportatori di Fepex, è stata realizzata una campagna di comunicazione on air sulle reti e sui social nazionali in questi giorni con messaggi e video.
  
La Spagna - è stato detto in conferenza stampa - importa più di 200.000 tonnellate di mele all'anno, che rappresentano il 40% di quelle consumate, da Italia, Francia, Portogallo e Polonia, con l'emissione di 10 milioni di chili di Co2.



"L'impronta di carbonio derivante dalle mele nazionali è praticamente nulla - ha affermato l'amministratore delegato di Afrucat Manel Simón - e inoltre in Spagna disponiamo di aree con ottime condizioni climatiche che consentono di produrre le mele e le pere più dolci presenti sul mercato".

Nel mirino anche i prezzi: "Oltre alle conseguenze ambientali dell'importazione di mele, l'acquisto di frutta prodotta al di fuori della Spagna comporta un costo più elevato; nel caso delle Golden, quelle provenienti dall'estero costano circa 3 euro il chilo, mentre quelle spagnole costano 1,50 euro. Lo stesso per altre varietà come Gala o Fuji, rispettivamente 2 euro il kg contro 1,50 e 2,50 contro 2". 

Dati definiti eloquenti ed allarmanti che, secondo Joan Serentill, presidente del Fepex Pear and Apple Committee, richiedono di "promuovere nuove abitudini di consumo incentrate sui prodotti locali, che favorirebbero anche la creazione di posti di lavoro".



Gli operatori italiani di settore non ci stanno. Perentorio il commento del direttore di Assomela Alessandro Dalpiaz: "Giudichiamo innanzitutto improprio l'utilizzo di un importante tema ambientale per finalità ben diverse, oltre che rischioso l'invito a tornare indietro di cinque secoli a una specie di feudalesimo frutticolo. Credo che protestare – come hanno fatto tutti - per la chiusura del mercato russo, che oltre ad essere una misura politica è una conseguenza anche di un obiettivo di autosufficienza della Russia, per poi invitare a mangiare mele catalane, sia quantomeno poco coerente". 

Per approfondire scientificamente il tema dell’impatto carbonico Assomela, oltre ad avere una specifica certificazione ambientale (Epd) dal 2012, condivide un progetto con l’Università di Bolzano per approfondire il bilancio del carbonio nelle tre fasi della filiera: produzione,  conservazione e lavorazione, trasporto al centro di vendita.

"Riteniamo - aggiunge Dalpiaz - che ogni iniziativa debba avere innanzitutto solide e complete basi scientifiche, per non essere velocemente declassata a banale propaganda. Infine, per difendere realmente gli interessi dei produttori di frutta europei, compresi quelli spagnoli, andrebbe prioritariamente considerata una dimensione europea del mercato. Oggi gli orizzonti e le visioni devono essere profondi ed ampi. Altrimenti, più che visioni virtuose - ironizza - potrebbero sembrare visioni mistiche".

"In poche parole e volendo sintetizzare - conclude il direttore di Assomela - si tratta di un brutto scivolone. L’auspicio che questo rigurgito nazionalista venga fermato velocemente".

Sotto il video della campagna di Afrucat e Fepex

 
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