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venerdì 12 novembre 2021


Reddito di cittadinanza, un esercito di furbetti

La difficoltà a reperire mandopera, soprattutto al Sud, è condivisa da tantissime aziende. Parlando con gli imprenditori ortofrutticoli molti segnalano il problema della forza lavoro: operai in campo e in magazzino non se ne trovano. La motivazione più frequente è nel reddito di cittadinanza: il sussidio spingerebbe le persone a starsene a casa piuttosto di faticare in campagna. E in un contesto segnato ancora dagli effetti della pandemia questo fattore mette ulteriore pressione sull'operatività quotidiana delle imprese, agricole e non.

Negli ultimi giorni due maxi operazioni hanno portato alla luce migliaia di percettori irregolari del reddito di cittadinanza. Ieri, per esempio, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cremona e Novara, su disposizione della Procura della Repubblica di Milano, hanno dato esecuzione a 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei membri di una associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni ed al conseguimento di erogazioni pubbliche, tra cui, in particolare, il reddito di cittadinanza.



Gli inquirenti hanno scovato un gruppo guidato da cittadini romeni che aveva escogitato una modalità per far percepire il sussidio a novemila connazionale attraverso istanze false. Con questo sistema erano riusciti a drenare oltre 20 milioni di euro. La settimana scorsa sempre le Fiamme Gialle avevano condotto un'altra operazione che aveva portato alla scoperta di altri cinquemila percettori irregolari del reddito.

Ma il sussidio è per davvero un disincentivo ad accettare un lavoro a termine nei campi? “Se in agricoltura si propone alle persone di lavorare pagati secondo quanto previsto dal contratto si trovano sia gli italiani sia gli stranieri che vogliono lavorare. Bisogna però pagare senza aggirare i contratti di lavoro, anche dal punto di vista della previdenza. Se le cose sono fatte bene conviene lavorare, ma in Italia c’è un problema di offerta di lavoro inadeguata”. Lo spiega in una intervista ad Askanews Giorgio Carra, responsabile Lavoro e previdenza della Uila.



Carra spiega che è vero che “il ricorso al reddito di cittadinanza per i braccianti è superiore al Sud rispetto al Nord, sempre tenendo in considerazione che si tratta di una misura che ha requisiti familiari e non personali”. Non ci sono dati precisi al momento, ma secondo il responsabile Lavoro e previdenza della Uila “al Sud tra i circa 450.000 braccianti si potrebbe azzardare che il 25%, ovvero circa 100mila, hanno percepito il reddito di cittadinanza. Naturalmente in quota variabile e anche minima, di 50 o 100 euro al mese”. Secondo i dati Inps la media del reddito di cittadinanza percepita a luglio è stata di 579 euro. Una cifra che non giustificherebbe comunque un no “di fronte a un contratto”.

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