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venerdì 5 novembre 2021


Arance, tante incognite per la Piana di Catania

Domina l’incertezza nella Piana di Catania per l’evoluzione della campagna delle arance, appena iniziata con le raccolte delle prime varietà bionde. Le aziende del settore sono infatti impegnate a valutare i danni del maltempo, un’attività che necessita di tanto tempo. E le incognite non mancano.

“La nuova campagna arancicola si presenta come molto incerta, tanto per le bionde quanto per quelle rosse. Ci aspettavamo già a priori volumi leggermente più bassi dell’anno scorso, ma a causa del ciclone la situazione deve essere rivalutata”, dice a Italiafruit News Giuseppe Di Silvestro, presidente dell’Op Rossa di Sicilia di Caltagirone (Catania) nonché presidente della Cia Sicilia Orientale.

“Attualmente resta impossibile fornire previsioni sul calo produttivo. Ci sono due fenomeni da misurare: uno riguarda i danni strutturali agli agrumeti finiti sott’acqua e l’altro l’umidità, quindi il rischio di proliferazione dei funghi che potrebbero creare danni sulle varietà medio-tardive. Per quanto riguarda i calibri, al momento, ci aspettiamo pezzature leggermente più grandi dell’anno scorso”.


Arance Navel in lavorazione 

Intanto è partita la commercializzazione. “In questa fase, i consumi di arance bionde non sono eccezionali, ma siamo proprio alle battute iniziali. E sappiamo bene che la domanda aumenterà con il clima freddo dell’inverno. Confidiamo di poter riuscire a commercializzare frutti di buona qualità e che i consumatori preferiscano le nostre arance rispetto a quelle di altri territori”.

Tornando agli effetti del maltempo, Di Silvestro si sta muovendo per portare diverse richieste all'attenzione del governo regionale e nazionale. “L’agrumicoltura rimane la principale economia della Piana di Catania. Prima di tutto – dice – occorre garantire la pulizia costante di fiumi e torrenti, in quanto il mondo produttivo non può vivere nell’insicurezza. Servono progetti seri per la messa in sicurezza del territorio, al fine di poter tutelare i nuovi investimenti produttivi”.

“In secondo luogo – conclude Di Silvestro – sarebbe fondamentale sostenere, attraverso interventi economici, sia il rinnovo degli agrumeti distrutti dal ciclone sia il reddito degli agricoltori danneggiati”.

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