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giovedì 14 ottobre 2021


Ortofrutta nella spazzatura, i comportamenti degli italiani

In Italia viene sprecato il 4,4% del cibo acquistato, pari al 3,8% della spesa alimentare. Ma se consideriamo l'ortofrutta questi valori decuplicano. Sono questi i risultati dell’indagine triennale realizzata dal gruppo di ricerca dell’Osservatorio sprechi alimentari del Crea, che ha studiato lo spreco delle famiglie italiane, sia sotto il profilo quantitativo che quello monetario. E' stato preso in esame un campione di 1142 famiglie, rappresentativo del contesto italiano, ed è stato rilevato come questo gruppo sprecasse 399 kg di cibo a settimana, pari al 4,4% del peso dei prodotti acquistati, con un valore totale dei prodotti alimentari buttati di 1.052 euro, pari al 3,8% della spesa alimentare del campione. 

“Tra gli alimenti non utilizzati e scartati c'è un fattore importante legato sia al prezzo degli acquisti che al peso degli sprechi – spiega Laura Rossi, ricercatrice del Crea Alimenti e nutrizione, nonché coordinatrice dello studio - infatti, i prodotti con un alto costo unitario hanno un impatto minore sul peso degli sprechi alimentari, mentre, all'opposto, alimenti a basso costo unitario, vengono gettati via in grandi quantità, un elemento importante da considerare in campagne di sensibilizzazione”. 



E tra gli elementi a basso costo unitario si colloca sicuramente l’ortofrutta. “Avendo un prezzo tendenzialmente basso, i consumatori tendono ad acquistarne in eccesso - commenta la ricercatrice a Italiafruit News – per questo motivo tra i prodotti più soggetti allo spreco, troviamo al primo posto la frutta, seguita da pane e verdura”.

E continua: “In particolare, secondo gli studi dell’Osservatorio per gli sprechi alimentari del 2020, ogni settimana una famiglia tipo butta via 72 grammi di frutta fresca e 60 grammi di verdura. Questo significa che finisce nella pattumiera il 47% della verdura acquistata e il 42% della frutta. Entrando nei dettagli dei dati dell’Osservatorio, la verdura viene buttata in maniera completamente inutilizzata nel 40% dei casi, mentre in un altro 40% dei casi viene gettata nel bidone come parzialmente utilizzata. Invece la frutta che finisce nella spazzatura è per il 65% completamente inutilizzata mentre il 24% è solo parzialmente utilizzata. In questo caso la frutta parte svantaggiata anche perché non viene cotta, come può succedere invece con le verdure”.



Se le percentuali degli sprechi in ortofrutta spaventano, occorre riflettere ancora una volta sull’educazione alimentareLa ricercatrice sostiene che vada insegnato ai consumatori a “fare una spesa congruente alla propria dispensa e alla propria cucina, senza acquistare in eccesso”. E’ necessario inoltre imparare a valorizzare anche i prodotti esteticamente imperfetti: “Se una mela è ammaccata o un porro leggermente rovinato, i loro difetti non escludono che si possano usare comunque in cucina”.

Dal Crea sottolineano che “sui prodotti più sprecati, ossia quelli a basso costo, sarebbe più utile applicare una strategia di vendita – senza aggravi di prezzo - con unità piccole che consentano ai consumatori di sprecare di meno, senza dimenticare l’attenzione agli imballaggi. Un minore spreco a tavola comporta benefici per l’ambiente, sia in termini  di risorse, materie prime ed energia”. Senza dimenticare l’importanza della redistribuzione dei prodotti agli indigenti: in questo caso il produttore mette sul mercato referenze che non avrebbe venduto, evita la discarica, aiuta altre persone e azzera gli sprechi.

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