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venerdì 1 ottobre 2021


Drupacee, in Spagna i migliori prezzi degli ultimi 7 anni

Ottimo successo per la campagna delle drupacee nella provincia spagnola di Lleida.
Come riporta la testata europapress.es in questa zona le pesche e le nettarine hanno ottenuto quest’anno i migliori prezzi degli ultimi sette anni.
A dirlo è stata la voce autorevole di Teresa Jordà, ministro della Calogna per il clima, l’alimentazione e l’agenda rurale, che nei giorni scorsi ha visitato l’azienda Baró i fills de Albatàrrec.


Foto: Afrucat

“L’incremento dei prezzi di vendita – ha scritto il ministro in un comunicato – è direttamente relazionato con la mancanza di prodotto europeo, dovuto alle gelate primaverili”.
La scarsità di prodotto, secondo il ministro catalogno, ha comportato “un bassissimo livello di scorte per tutta l’estate e questo ha mantenuto i prezzi abbastanza stabili ed elevati”.

Ad esempio il prezzo medio di vendita dei produttori per le pesche è stato pari a 1,10 euro al chilo, ovvero 40 centesimi in più rispetto agli anni 2017 e 2019, i peggiori dopo l’embargo russo del 2014.
Il ministero catalogno sottolinea che lo stesso è successo anche per le nettarine che “quest’anno hanno avuto un prezzo medio di vendita di 1,5 euro al chilogrammo, quasi il doppio degli anni posteriori all’embargo”.



Nonostante i prezzi in Catalogna siano stati ottimi, è evidente il calo produttivo di pesche e nettarine in tutta Europa.
“Il clima primaverile con intense gelate e grandinate – sottolinea la testata spagnola - ha influenzato direttamente il raccolto di pesche e nettarine in Europa: è stato il più basso degli ultimi 30 anni con 2.444.922 tonnellate, facendo registrare un calo del 18% rispetto allo scorso anno e del 34% rispetto alla media 2015-2019”.
Leggermente diversa la situazione in Catalogna, dove “il raccolto è stato di 307.000 tonnellate, l'11% in meno rispetto al 2020, che era già un anno di bassa produzione, e se confrontato con il raccolto medio degli ultimi 5 anni il calo arriva al 34%”. Il Dipartimento catalogno sottolinea che, considerando che il potenziale produttivo della comunità si attesta a 550.000 tonnellate, "il calo è stato del 43%, quindi 240.000 tonnellate in meno di quanto potrebbe essere prodotto".

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