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giovedì 2 settembre 2021


Agrumi sudafricani, l'Efsa chiede il trattamento a freddo

Si mantiene alta l’attenzione sugli agrumi contaminati dal Sudafrica. Era di appena qualche giorno fa l’allarme sollevato sulla questione dall’organizzazione professionale agricola valenciana La Unió de Llauradors (clicca qui per approfondire) e ora l’Efsa torna a concentrarsi sull’argomento.

L’autorità europea per la sicurezza alimentare sottolinea come la Thaumatotibia leucotreta o 'False falena' (FCM) sia un parassito diffuso in Africa ed Israele ma finora assente in Europa.
Considerate le ripetute intercettazioni di questo organismo nocivo nelle spedizioni arrivate in Europa, la Commissione Europea ha preso posizione. Come si legge nella nota stampa dell’Efsa, l’ente europeo ha richiesto all’Efsa uno studio di valutazione sugli approcci di sistema, oltre che sui programmi di prevenzione israeliani e sudafricani per questo organismo.


Sono allarmanti i primi risultati provenienti dallo studio sudafricano: “il Sudafrica garantisce, con una certezza del 95%, che il 92%, 85% e 97% dei pallet esportati (a seconda del programma specifico - A, B o C) saranno esenti dal parassita” mentre la norma richiede una garanzia della totale assenza della malattia. Il problema è grave, considerato che il Sudafrica è il primo fornitore extracomunitario di agrumi - con oltre 800.000 ton esportate nell'UE ogni anno.
Secondo il Comitato di gestione degli agrumi (CGC) i dati sudafricani sono considerati inaccettabili.
Come sottolinea il presidente della CGC Inmaculada Sanfeliu: “Queste percentuali suppongono l'ingresso di decine di migliaia di tonnellate di agrumi infestati da organismi nocivi, in grado di disperdersi e, quindi, di un'altissima possibilità di introduzione e insediamento di questo parassita nell'Unione Europea. Avere queste probabilità significa giocare con il fuoco, ignorando che l’obiettivo del regolamento è raggiungere la totale assenza di organismi nocivi nei frutti".

Trattamento a freddo come unica soluzione


Il trattamento a freddo (cold treatment) è additato dall’Efsa come l’unica possibile soluzione al problema sudafricano. “Si tratta di una pratica già contemplata nelle normative internazionali e l’unica efficace contro questi organismi nocivi – scrive l’Efsa nel comunicato – anche se finora non è mai stata imposta nelle importazioni europee, permettendo alternative che si sono dimostrate inefficaci e pericolose per la tutela fitosanitaria del settore agrumicolo”.

L'applicazione di questo provvedimento sarebbe anche coerente con quanto già imposto dagli altri Paesi importatori di agrumi come Usa, Cina, India, Corea, Giappone e Australia.
Per esempio nel caso delle esportazioni sudafricane di agrumi negli Usa, l’applicazione del trattamento a freddo ha portato dal 1997 solo a due rifiuti. Al contrario, nella commercializzazione dei suoi agrumi con l’Europa, il Sudafrica ha accumulato nelle ultime cinque campagne ben 61 rifiuti per evidenti casi di FCM.

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