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Legumi siciliani, un’associazione per valorizzarli

Tutelare il valore culturale, ambientale ed economico dei legumi siciliani come lenticchie, fagioli, fave, ceci, piselli, lupini, cicerchie, arachidi, carrubo. E’ questo l’obiettivo della costituenda associazione “Legumi Siciliani” ideata da Pietro Busetta, insieme a Francesca Rita Cerami, Paolo Castelli, Mario Liberto, Francesco Cancellieri, Matteo Fici e Giusi Carioto.

“Abbiamo scelto di creare questa associazione per riunire sotto un’unica casa produttori di legumi, rivenditori, chef, studiosi e professori universitari – spiega a Italiafruit News Pietro Busetta – e soprattutto per riunire tutti i nostri prodotti di eccellenza sotto un unico marchio, in modo da poterli tutelare”.
A questo proposito l’associazione, la cui firma degli atti è prevista per il 27 agosto, redigerà un disciplinare di produzione, riconosciuto dall’apposito marchio “Legumi siciliani”. Il rimando alla territorialità si ritrova anche nel logo: una regione Sicilia idealmente ricostruita proprio con i legumi locali.



Non solo un marchio, ma tanti progetti che a breve vedranno la luce: tra questi la creazione di campagne di comunicazione sugli aspetti salutistici e nutrizionali dei legumi con cui poter dialogare anche con la Gdo e i mercati, la realizzazione di accordi di filiera biennali/triennali, itinerari di viaggio per un turismo culturale e sostenibile, la creazione di un hub di aggregazione tra tutti gli attori che si occupano dei legumi, dai produttori agli studiosi passando per i fornitori di mezzi tecnici.
Inoltre, l’associazione promuove l’aumento delle coltivazioni su base regionale per sopperire alla mancanza di prodotto locale sul mercato regionale e per soddisfare le esigenze che emergono anche a livello nazionale.



Concetto fondamentale su cui fa perno il progetto dell’associazione è la sostenibilità di queste coltivazioni: “I legumi sono ancora oggi una produzione sostenibile e remunerativa – sottolinea Busetta – se anni fa venivano lasciati in mano agli agricoltori del nord Italia, nell’ultimo periodo c’è stata una forte ripresa nella nostra regione. Abbiamo un agronomo che gira nelle campagne per spiegare ai produttori che il sovescio può essere sostituito da una coltivazione di ceci. In molti ci hanno dato ascolto e oggi si ritrovano con produzioni davvero importanti. I legumi remineralizzano le terre e costituiscono un ottimo ritorno economico”.

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