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giovedì 17 giugno 2021


Frutta bio, campagna difficile ma non priva di luci

Campagna complicata per la frutta estiva biologica, ma non senza "lampi" di luce. E' quanto emerso nel workshop organizzato ieri pomeriggio nell'ambito del progetto europeo Made in Nature che si è svolto con collegamenti dai magazzini di Brio e di Agrintesa.

Roberto Colombo, responsabile ufficio tecnico di Agrintesa/Brio ha parlato di "criteri di scelta completamente diversi tra bio e convenzionale. Per il primo non c'è chimica di supporto e serve razionalizzare tutte le risorse dell'ambiente e del prodotto ortofrutticolo perché lo stesso si difenda da solo. Ma le resistenze in natura sono poche, spesso abbinate a varietà poco interessanti. In sostanza, coniugare resistenze e caratteristiche del prodotto è la cosa più difficile". 

E i risultasti sono molto diversi a seconda della specie: "Per le mele si sta cominciando ad avere un valore importante per l'intero mercato, convenzionale compreso", ha puntualizzato Colombo. "Molto più difficile il lavoro ad esempio sull'albicocco, che soffre e deve combattere la monilia, cosa non facile senza supporti chimici esterni". Ogni anno Agrintesa parte con "100-150 diverse varietà per ogni specie che cerchiamo di allineare alle esigenze dei produttori".



Per il biologico il momento non è dei più semplici:  "Le gelate prima e il vento poi hanno condizionato la produzione, la disponibilità di frutta a nocciolo è inferiore rispetto all'anno precedente soprattutto nell'areale collinare della Romagna dove si concentra la coltura biologica", ha commentato Colombo (nella foto sopra). "Ottimo però il comportamento delle ciliegie, che ha risentito meno di altre specie il freddo". 

Per le pomacee il tecnico ha parlato di "campagna molto difficile causa la notevole produzione dello scorso anno che ha determinato scarsa propensione a fare frutti da parte delle piante: sarà difficile soprattutto per la pera William, minori le criticità per le le mele. Per il kiwi si è assistito a una ripresa delle piante dal gelo e il prodotto sta venendo avanti: "è presto per capire la qualità, ma le prospettive sono buone", ha spiegato Colombo. " In difficoltà i cachi, con forti riduzioni da gelate. La qualità generale, peraltro, è buona".

"Per elevare la qualità del biologico è essenziale il ruolo del produttore che deve capire problemi e opportunità prima degli altri", ha detto ancora Colombo. "Il ruolo della parte tecnica è quello di eliminare tutto ciò che non è in linea con le aspettative di mercato, rovinato magari dalla fretta, dal modo di raccogliere: l'ultimo metro è decisivo in un sistema che deve essere armonico al massimo ma ovviamente risente anche delle condizioni climatiche come, appunto, gelate e vento". 



Durante il webinar Pietro Bandini dell'Azienda Agricola Pietro Bandini di Faenza e Cristina Vespignani, tecnico di campagna Agrintesa/Brio (nella foto sopra) hanno parlato dell'azienda romagnola: "Su 18 ettari a vigneti e frutteto - ha detto il primo - coltiviamo, albicocche, con nove diverse varietà, pesco, e in misura minore, susino e cachi. Quest'anno abbiamo sofferto le gelate ma il raccolto c'è, a differenza dello scorso anno". Bandini ha iniziato con la frutta biologica nel 2000: "Vogliamo creare un ambiente favorevole allo sviluppo delle piante in modo diventino più resistenti agli insetti, così da non richiedere sostanze chimiche; ho iniziato con le trappole e poi la confusione sessuale, utilizzo la Vespa Samurai e prodotti a origine organica come il piretro", ha aggiunto. Per il cachi, "l'utilizzo dei nematodi ha risolto definitivamente il problema parassiti". Il raccolto di albicocco, prodotto di punta, inizia attorno al 20 maggio e termina a luglio inoltrato.

L'azienda è certificata Global Gab, Grasp e anche Bio Suisse: "il bio richiede grande impegno sul fronte della certificazione, il mio lavoro si traduce nel lavoro in campo e nel confronto con l'agricoltore per decidere e impostare una corretta linea di difesa", ha raccontato il tecnico di campagna Cristina Vespignani.



Claudio Sacchetti (qui sopra), responsabile dello stabilimento Agrintesa Biologico di Gambettola ha spiegato come avviene il conferimento in magazzino, il processo di refrigerazione e la distribuzione. Il tutto in tempi brevi: "Facciamo consegne ai clienti entro 24 ore. Il tema della sostenibilità è sempre più sentito, di qui i pack in carta".

Leonardo Gridella, responsabile qualità Agrintesa, ha quindi sottolineato l'importanza di controllare che il prodotto sia salubre e in conformità con le direttive per il bio. "La Gdo e gli altri clienti sempre più ci chiedono certificazioni di sicurezza alimentare da Global Gap a Grasp, nonché le certificazioni di carattere ambientale, tema su cui l'attenzione è in continua crescita". Qualità e sicurezza sono sempre più un must, ha concluso Gridella.


Leonardo Gridella

Bruno Boschi di Azienda Agricola Arbore Bio di Cesena, che da un paio di anni collabora con Agrintesa, ha esordito dicendo che "noi essere umani siamo ciò che mangiamo, per questo ho decido di produrre solo prodotti sani su 115 ettari totalmente bio, tra cui 10 ettari a melagrana, 6 ettari a pesche piatte e, ancora, susine europee: prodotti storici del territorio dell'Emilia Romagna". L'importante realtà imprenditoriale infatti  sta puntando sulle tipicità, sulla riscoperta del territorio e delle sue prelibatezze e ora è impegnata a "rilanciare" una coltura in passato molto diffusa, quella delle mandorle



"Il consumatore cerca prodotti piccoli, buoni, sani. Io ci metto la passione, Agrintesa la tecnica", ha concluso Boschi (foto sopra).

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