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venerdì 21 maggio 2021


Biologico, la sfida in Gdo è legata alla sostenibilità

Un settore in costante crescita, inserito fra gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile ed economia circolare e il Green Deal europeo, il biologico è chiamato dopo la fase Covid a declinare sempre più anche altri valori, a partire dalla sostenibilità, la lotta agli sprechi, l’uso razionale delle risorse. Una sfida che coinvolge non soltanto i produttori, ma tutta la catena di approvvigionamento, grande distribuzione compresa.

Una visione complessiva che è emersa questa mattina durante la tavola rotonda “Biologico e sostenibilità: insieme nella Gdo”, organizzata da It’s Organic, progetto di promozione del prodotto biologico, approvato e co-finanziato dalla comunità europea, nell’ambito del programma scientifico di B/Open, rassegna di Veronafiere dedicata al Biofood and natural self-care, in programma i prossimi 9 e 10 novembre (in presenza).
Il webinar, che rientra in un ciclo di appuntamenti online che precedono la manifestazione, è stato moderato da Cristina Lazzati, direttore di Mark Up, Gdoweek e Freshpoint Magazine.
 
"Il mondo del biologico è sempre più eterogeneo e dinamico, sostenuto da politiche internazionali e con un volume di acquisti che, ormai, non sono più di nicchia: nel 2020 il 90% dei consumatori ha acquistato più di 3 volte un prodotto biologico – ha specificato la sociologa dei consumi Marilena Colussi – Nemmeno il Covid, con le sue difficoltà, ha scalfito la consolidata propensione al biologico nei comportamenti di acquisto e di consumo".

Tuttavia, complici anche gli enormi cambiamenti provocati dalla pandemia sia nel modo di fare la spesa (scelte di prossimità, acquisti online, contenimento dei costi) sia nel modo di vedere e percepire i valori del biologico, "si è alzata l’asticella delle richieste e delle aspettative da parte di molti consumatori, che chiedono prodotti più sostenibili, sani, sicuri, efficaci. È emersa – ha proseguito Marilena Colussi – una dimensione etica della sostenibilità".

Le scelte dei consumatori, quindi, sono orientate verso prodotti più sostenibili, ottenuti con meno sprechi. "Il trend è meno quantità e più qualità nelle sue declinazioni di naturalità, tipicità, ma anche attenzione ad aspetti funzionali e salutistici, ad una dimensione più green che si estende al rispetto sociale e delle politiche di lavoro, al benessere animale, al corretto utilizzo delle risorse naturali, al packaging – ha puntualizzato la sociologa Colussi – Anche una maggiore ricerca di sapori e un’attenzione all’equilibrio economico dei prodotti sono due variabili che il consumatore in era Covid ha posto sotto i riflettori".
 
Di tutto ciò ne è consapevole la grande distribuzione organizzata, chiamata al tavolo virtuale di B/Open per dare risposte ai produttori e ai consumatori.
"La forza del biologico – ha esordito Simone Fontolan, responsabile business intelligence di Crai – sta nella storia stessa del prodotto e nei valori positivi insiti nell’attenzione all’ambiente, alle risorse idriche e naturali e, dal punto di vista della distribuzione, nel numero di referenze che come catena riusciamo ad offrire". 
 
"È fondamentale comunicare gli aspetti della sostenibilità che non sono automatici – ha sostenuto Dominga Fragassi direttrice marketing di Pam Panorama – Parlare solo di biologico al consumatore non è più sufficiente: sono necessari elementi valoriali aggiuntivi, come l’attenzione ai lavoratori, alla diminuzione dell’uso della plastica, e a quei concetti in linea con la visione stessa del biologico".
Per Nicola Tarricone, responsabile marketing Maiora-Despar Centro Sud, la missione per la distribuzione è quella di "andare oltre il punto vendita, ampliando e affiancando al concetto di biologico nuovi elementi di sostenibilità da comunicare, anche attraverso azioni di dialogo diretto con i clienti".
 
L’attenzione al territorio è allo stesso tempo un ulteriore elemento per spiegare al consumatore che anche la grande distribuzione pone attenzione all’ecologia e al rapporto con le comunità in cui opera. Strategie che possono declinarsi in diversi modi. "A Salice d’Ulzio abbiamo installato sul tetto del nostro punto vendita dei pannelli solari per produrre energia pulita, mentre a Cagliari abbiamo coniugato all’e-commerce il servizio di consegna a domicilio con le biciclette, così da ridurre l’impatto ambientale", ha sintetizzato Fontolan di Crai.
"Anche prendersi cura delle aree vicine al proprio punto vendita, valorizzare i produttori locali e le eccellenze italiane sono elementi distintivi e in linea con l’essere bio e sostenibile – ha aggiunto Fragassi di Pam Panorama – Noi abbiamo adottato cinque arnie per la produzione di miele sui monti Berici come soluzione di attenzione alle api e all’ambiente".
 
"Il nostro gruppo – ha annunciato Tarricone di Maiora-Despar centro Sud – ha scommesso sulla riduzione del packaging, con l’obiettivo di tagliare entro la fine dell’anno 900 tonnellate di materiale plastico. Anche l’adozione di etichette elettroniche permette di ridurre l’impiego di carta. Abbiamo sintetizzato alcuni degli obiettivi nella campagna Obiettivo benessere".
 
Biologico e sostenibilità vanno comunicati – è emerso dalla tavola rotonda – non soltanto attraverso i numeri, il packaging o le certificazioni, ma anche attraverso l’area emozionale. Un QR code per presentare il produttore e raccontarne la storia, convengono i relatori, è sempre una strategia efficace.
Il prossimo appuntamento con i webinar di B/Open è l’11 giugno con un focus sul packaging ecocompatibile nell’ambito del food e della cosmesi naturale.
 
Fonte: Ufficio stampa Veronafiere


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