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mercoledì 19 maggio 2021


L'Op Palmieri si lancia nell'uva a residuo zero

Una sfida che ha visto scendere in campo, pardon in vigneto, insetti utili e microrganismi. Un percorso niente affatto banale con un nuovo approccio alla coltivazione dell'uva da tavola. L'obiettivo era arrivare alla certificazione residuo zero e l'Op Palmieri ci è riuscita. Il risultato è stato centrato per le produzioni di uva Italia e Luisa e, come spiega il presidente Alessandro Palmieri, la stessa esperienza sarà estesa anche ad altre varietà.



"E' stato un percorso affascinante e fare uva da tavola a residuo zero è una soddisfazione pazzesca - spiega a Italiafruit News l'imprenditore pugliese - Abbiamo messo a punto nuove strategie per controllare l'oidio, la peronospora, tripidi e cicaline, eventuali attacchi di tignola e tignoletta... Siamo veramente soddisfatti, da un punto di vista agronomico abbiamo fatto un gran lavoro".



Grazie alla spinta iniziale e alle competenze messi in campo da Giacomo Mastrosimini di Graper, lo scorso anno l'Op Palmieri ha fatto i primi test di commercializzazione e nella prossima campagna dell'uva da tavola proporrà con decisione i grappoli a residuo zero. "Manca un po' di comunicazione sul residuo zero - rimarca Palmieri - Quest'anno proporremo le confezioni, da 700 grammi o da un chilo, raccontando al consumatore le peculiarità dell'uva. Se anche la grande distribuzione si impegna nella comunicazione, credo che il residuo zero possa essere un grande successo".
 


La comunicazione sul residuo zero per l'impresa pugliese è un aspetto fondamentale. "Il consumatore è sempre più attento agli aspetti ambientali e della salubrità del prodotto ortofrutticolo - ragiona l'imprenditore - La Gdo potrebbe pensare a una comunicazione dedicata nel punto vendita, proponendo l'uva a residuo zero ad un prezzo giusto, il valore che merita il prodotto coltivato rispettando stringenti disciplinari: sapere di mangiare un'uva dove non è stato impiegato nessun insetticida, grazie all'introduzione di insetti antagonisti, dove nella coltivazione non esistono diserbanti, dove non sono stati applicati fungicidi di sintesi negli ultimi 90 giorni prima della raccolta... Credo che possa essere dato un grande valore alla genuinità".



Ottenere uva a residuo zero non è facile. "Da una pianta di uva a residuo zero non si può pensare di ottenere gli stessi quantitativi di una pianta coltivata tradizionalmente, si deve mantenere un giusto equilibrio vegeto-produttivo, tale da evitare l'insorgenza di malattia, si deve lasciare spazio tra un grappolo e l'altro per evitare che si formino muffe - conclude Alessandro Palmieri - Ma il risultato finale, lo ripeto, è una grande soddisfazione e una risposta all'esigenza di sostenibilità che richiedono distribuzione e consumatori".

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