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martedì 13 aprile 2021


Greenpeace contro l'Ue: promuove la carne, non la frutta

Greenpeace punta l'indice accusatore contro l’Unione Europea: promuove la carne e snobba l'ortofrutta. Il j'accuse, nell'anno internazionale della frutta e della verdura - che finora, a onor del vero, non ha "partorito" granché in termini di iniziative e campagne di sensibilizzazione - è motivato dalla scelta di investire negli ultimi 5 anni un terzo del budget complessivo di 776,7 milioni di euro, pari a 252 milioni di euro, per promuovere il consumo di carne e altri derivati animali, mentre i prodotti ortofrutticoli (19% del totale) e biologici (9%), si sono dovuti accontentare di quote ridotte.



L’Italia, sottolinea l’Ong, è tra gli Stati membri che hanno beneficiato del maggior numero di progetti per un importo di 124 milioni di euro tra il 2016 e il 2019, destinati per oltre un terzo a sostenere il consumo di carni, salumi e latticini made in Italy, in Italia e all’estero. Di contro, riferisce ancora Greenpeace, "solo il 17% dei progetti italiani erano destinati a supportare il consumo di frutta o verdura, nonostante le tante produzioni che esistono nel nostro Paese e meno dell'1% dei progetti era destinato al lancio di prodotti biologici".

“Questi numeri mostrano come le promesse di promuovere diete più equilibrate e più sane, contenute per esempio nella strategia Farm to fork o nel Piano europeo di lotta contro il cancro - accusa l'associazione - non trovano al momento riscontro nella distribuzione dei fondi pubblici". La richiesta esplicita dell’Ong ambientalista è chiara: stop ad altri finanziamenti pubblici per promuovere carne e prodotti lattiero-caseari frutto di allevamenti intensivi.



Per Simona Savini, di Greenpeace Italia, "molte campagne pubblicitarie cofinanziate dall'Ue invece di promuovere una riduzione dei consumi di carne e incentivare diete a base vegetale, cercano di invertire l'attuale tendenza che vede i consumi di carne e latticini calare o crescere più lentamente rispetto al passato: il contrario rispetto a quanto raccomanda di fare la comunità scientifica per proteggere clima, ambiente e salute". “Se continuiamo a indirizzare i soldi pubblici a progetti per aumentare il consumo di questi prodotti - conclude Savini - non riusciremo mai a contenere la produzione o a renderla più sostenibile”.



Paolo De Castro, già ministro delle Politiche agricole e attuale coordinatore S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, ricorda che “le spese per la promozione risentono del valore della produzione e quindi è naturale che sostengano i comparti a forte vocazione all’export, come formaggi o prosciutti. Ciò non toglie attenzione a un settore strategico, come quello dell’ortofrutta, che vale circa un quarto del valore della produzione agricola italiana, con numeri in forte recupero anche sul fronte dell’export”.

La commissione Ue sta peraltro riesaminando le strategie legate ai prodotti agricoli: il 31 marzo si è aperta la consultazione pubblica sulle politiche da intraprendere per la promozione dell’agroalimentare europeo e per il rinforzamento del modello di sostenibilità nel food. Rimarrà aperta per 12 settimane.

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