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lunedì 12 aprile 2021


Quando l'impianto antibrina fa crack

Sono immagini che colpiscono. Da una parte la lotta contro il gelo, la corsa contro il tempo per tutelare il futuro raccolto avvolgendo le piante sotto un sottile strato ghiacciato, i tentativi di proteggere il frutteto dai nefasti effetti del crollo delle temperature... Ma alla fine a crollare è proprio l'impianto, "schiacciato" dal peso del ghiaccio che si è formato per l'entrata in azione dei sistemi antibrina.



Le fotografie postate da Maycol Checchinato (esperto del sito Bassa Pianura Padana Meteo) nel gruppo Facebook BPP Meteo fanno impressione: un meleto dell'Alto Adige, poco distante da Merano, è collassato a causa del peso elevato del ghiaccio formatosi con l'impianto antibrina. Oltre il danno, la beffa.



Il frutteto è così irrimediabilmente danneggiato. L'impianto antibrina ha il suo effetto ottimale quando la temperatura scende di poco sotto lo zero: durante l'ultima gelata, infatti, negli areali in cui sono scese fino a -3°C questi sistemi hanno fatto la differenza e probabilmente consentiranno di salvare buona parte del raccolto. Ma come abbiamo scritto la settimana scorsa, l'ondata di freddo ha portato nelle regioni settentrionali a temperature fino a -6° e -7°C. Il problema è che il produttore una volta che ha avviato l'impianto antibrina deve continuare a tenerlo in funzione per tutta la notte, in modo che una volta bagnata la pianta garantisca una copertura continua dello strato di ghiaccio ed eviti così le bruciature. Ma nessuno sa di quanto potrà scendere la temperatura e lo scarto di qualche grado può fare la differenza sull'operatività e sull'effetto dell'impianto antibrina. E in certi casi limite si può arrivare anche al collasso del frutteto.

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