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lunedì 22 marzo 2021


«Buste paga finte e caporalato tra gli agrumi»

Lo sfruttamento dei braccianti nella Piana di Catania, tra stipendi che non corrispondono a quanto scritto nella busta paga e infortuni tenuti nascosti, è stato al centro di un servizio del Tg1 andato in onda nell'edizione delle ore 20 di giovedì. "La necessità di avere un lavoro diventa strumento di ricatto per migliaia di lavoratori sottopagati", ha spiegato in apertura la giornalista Rai Eleonora Mastromarino commentando le parole di un bracciante dall'inflessione siciliana ripreso di spalle. Sullo sfondo, le immagini di piantagioni di agrumi coltivate con vista sull'Etna



Le telecamere hanno mostrato una busta paga da 1.437 euro e la "contabile" del bonifico, dove compare una cifra ben più bassa, 1.045 euro. "Siamo 380-400 persone che lavorano qui nelle stesse condizioni; la differenza tra importo reale e percepito va tutta in tasca al datore di lavoro", ha accusato il bracciante. 



Il servizio ha fatto quindi riferimento alla necessità di remunerare il "caporale" (così l'ha definito il Tg1) per il trasporto del personale sui campi: "Per legge dovrebbe pagarlo l'azienda, che invece lo scarica economicamente su di noi", ha detto ancora l'anonimo intervistato. "E chi si fa male, è minacciato di non essere messo in infortunio e non viene portato in ospedale". 
Ma protestare è un "lusso": "La gente non può permettersi di scioperare, ha una famiglia e ha bisogno di portare i soldi a casa, per questo accetta tutto", l'amara conclusione del bracciante.



"E' un problema ben noto, una piaga sociale ed economica che segnaliamo da anni in tutte le sedi e genera concorrenza sleale", commenta in modo vibrante Nello Alba (foto sopra), Ceo di Oranfrizer. "Noi abbiamo stipulato un patto per la legalità due anni e mezzo fa, ma predichiamo nel deserto". Possibili soluzioni? "Premiare il lavoratore che denuncia queste situazioni, inasprire le sanzioni sospendendo l'azienda a tempo determinato. E poi non si capisce perché non vengano fatti i nomi: l'anonimato protegge chi opera nell'irregolarità".


Sui contenuti del servizio del Tg1 interviene anche Giovanni Selvaggi, presidente del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia e di Confagricoltura Catania: “Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro sono pratiche ignobili e reati gravi che vanno accertate e perseguite dalle autorità preposte e denunciate da chi le subisce, in modo tale che magistratura e giustizia facciano il loro corso appurando le responsabilità", la sottolineatura in una nota stampa. "Grazie al servizio della giornalista Rai abbiamo purtroppo avuto conferma che esistono ancora imprenditori senza scrupoli a fronte di centinaia di altri, la maggior parte, che nel comprensorio etneo danno lavoro vero e non lavoro nero”.

“Chi non rispetta le regole va condannato due volte - aggiunge Selvaggi - la prima perché infrangendo la legge lede i diritti e la dignità dei lavoratori, la seconda perché getta discredito su un comparto che, pur tra mille difficoltà legate all’emergenza sanitaria e non solo, rappresenta una larga fetta del Pil dell’Isola". 


Giovanni Selvaggi

Per Selvaggi peraltro "la legge sul caporalato, così com'è adesso, espone a rischi anche aziende che nulla hanno a che vedere con lo sfruttamento: basta affidarsi a una cooperativa sbagliata, che non rispetta le norme per trovarsi proprio malgrado invischiati. Da tempo, con le altre organizzazioni di categoria, chiediamo una revisione della legge 199 del 2016 per meglio combattere l'odioso fenomeno".



"Da presidente di Confagricoltura Catania e presidente del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia - la conclusione di Selvaggi - mi farò carico di proporre l’espulsione immediata dalla confederazione e dal consorzio che presiedo di aziende o imprenditori associati che si macchiano di caporalato: dobbiamo crescere insieme grazie al lavoro e all’economia sana di cui la maggior parte degli imprenditori agricoli catanesi sono portabandiera".

"Un servizio dal quale scaturisce un'immagine negativa per tutto il comparto e la filiera quando tante, tantissime aziende lavorano in regola", dice anche la presidente del Distretto degli Agrumi di Siclia Federica Argentati. 

“Op Rosaria”, in una nota firmata dal presidente Aurelio Pannitteri, afferma infine di avere dato mandato ai propri legali di agire in giudizio nei confronti della giornalista e del direttore del TG1 per avere "associato il nome della società, visibile nelle cassette riprese dal servizio, con l’illecito reato di sfruttamento  della manodopera dei braccianti agricoli". "Ciò - sottolinea la nota - ha creato un ingente danno all’immagine della società stessa, che mai è stata coinvolta in vicende di questo tipo".
   
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