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venerdì 19 marzo 2021


«Vi racconto come la IV Gamma può tornare sulla breccia»

Oggi La Marostegana è un’azienda agricola padovana che spicca sul mercato nazionale con la sua ampia gamma di insalate e baby leaf di prima e quarta gamma (clicca qui per approfondire). Ma quale esperienza si nasconde dietro alla suo successo?
Lo abbiamo chiesto a Gastone Marcon, fondatore dell’azienda, che dall’alto dei suoi 70 anni di età, continua a seguire con grande passione il lavoro della sua impresa.


Gastone Marcon

- Come nasce l’esperienza della quarta gamma de La Marostegana?
Alla fine dello scorso secolo i territori della nostra zona erano dedicati per lo più alle colture orticole, la tradizione delle insalate nasce con l’insalatina pasqualina: si trattava del primo prodotto dopo le fredde stagioni invernali. Dopo i fruttivendoli, l’insalatina inizia a trovare la sua collocazione nei primi punti vendita della Grande distribuzione ma si tratta di un prodotto molto deperibile, che costringeva i consumatori a frequentare tutti i giorni il supermercato, dando sempre maggiore importanza a questo spazio. Tradizione vuole che l’insalata, allora come oggi, sia collocata all’inizio del punto vendita, per trasporre la sua idea di freschezza a tutti gli altri prodotti. Se prima si portava il prodotto non lavato in cassettine, l’evolversi della società ha richiesto prodotti pronti all’uso, già lavati e confezionati. Pian piano però i supermercati sono cresciuti troppo e abbiamo dovuto abbandonarli perché non riuscivamo a star dietro alle loro richieste.


Insalatina novella appena raccolta

- Come nasce l’intuizione delle coltivazioni nella piana del Sele?
Negli anni Duemila il calendario produttivo delle insalate era esteso su tutto l’anno ma a nord era impossibile coltivare in inverno, per questo siamo scesi nella piana del Sele. All’inizio eravamo titubanti e ma negli anni ci siamo inseriti perfettamente in questa zona ospitale e dai terreni generosi e produttivi. Qui abbiamo iniziato a produrre rucola, spinacino e bieta nella stagione invernale, mentre manteniamo al nord la produzione dell’insalatina novella che è la più delicata e non supporta i trasporti. La produzione al sud la manteniamo anche nel periodo estivo per quanto riguarda rucola, bietina e altre insalate orientali. In totale abbiamo 18 ettari al sud e 15 al nord.

- La crisi della domanda di quarta gamma vi ha costretto a differenziare i vostri canali commerciali?
Se prima servivamo pochissimi supermercati per concentrarci più su ristorazione ed esportazione dei prodotti non lavati, con la crisi dell’ultimo anno abbiamo dovuto rivedere il nostro panorama commerciale. Siamo tornati a collaborare con la Gdo: grazie alle nostre aziende di confezionamento, una nel nord Italia e una al Sud, riusciamo a distribuire i nostri prodotti su tutto il territorio nazionale. La crisi si è fatta sentire e abbiamo registrato perdite pari al 40%, nonostante i costi di gestione siano rimasti fissi. Ad oggi continuiamo a seminare e coltivare nella speranza che, quando sarà il momento della raccolta, il mercato possa essersi ripreso. Spesso però, siamo costretti anche a buttare il nostro prodotto, considerato che lo raccogliamo solo dopo aver ricevuto gli ordini e quelli…ahimè mancano. 



- Con la coltivazione delle insalate orientali ci avete visto lungo. Quali nuovi trend prevedete per il settore?
Le insalate orientali sono entrate di prepotenza nella dieta degli italiani anche per le loro proprietà salutari, sempre più richieste. Inoltre la coltivazione del coriandolo ci ha permesso di rispondere ai nuovi consumatori provenienti dal Medioriente e dall’Africa, che in Italia vogliono ritrovare il gusto delle loro ricette tradizionali. Abbiamo anche iniziato a commercializzare i fiori eduli, che facciamo produrre su ordinazione da una nostra azienda partner. Abbiamo capito che i consumatori hanno bisogno di colore nel piatto, basta un po’ di rosso o qualche fiore per attirare l’attenzione.

- Per accontentare i consumatori moderni avete richiesto nuovi prodotti ai sementieri?
Non abbiamo cambiato i nostri programmi di produzione, né richiesto novità ai sementieri. Pensiamo che ci sia un forte ritorno ai prodotti dalla bassa shelf life, considerato che quanto più il prodotto è fresco, tanto più è deperibile. Se la concorrenza, anche estera, si muove verso prodotti dalla lunga durata, noi andiamo in senso opposto. Lottiamo per ottenere insalate genuine: come ho sempre detto, dobbiamo fare prodotti che un bambino sappia disegnare e nostra nonna riconoscere. Quest’ultimo periodo di Coronavirus ha comportato un ritorno ai prodotti semplici e all’educazione ambientale: prima di acquistare da noi gli stranieri vogliono vedere dove e come lavoriamo e lo stesso storytelling è richiesto anche da chi acquista al supermercato. Un cambiamento che coinvolge anche il nostro packaging: stiamo per eliminare le confezioni plastiche e provando packaging riciclabili e a base di cellulosa.


- Siete costantemente attivi sui vostri profili social: che riscontro avete da questi canali?
Siamo presenti sia su Facebook che su Instagram: il contatto diretto con i nostri consumatori ci aiuta a tener viva la voglia dei prodotti freschi, soprattutto oggi che i supermercati sono frequentati meno di prima.

- In futuro proseguirà la crescita della quarta gamma? E lei continuerà ad occuparsi delle attività aziendali?
Se fino agli anni 2000 avevamo registrato una crescita a doppia cifra, oggi siamo scesi a una. Ma ci sarà ancora un aumento perché il fresco ha ragione d’esistere anche per una questione di rispetto ambientale. Per il futuro della nostra azienda, posso dire che è molto difficile passare le consegne ai ‘posteri’, andrebbero inserite persone di famiglia e sperare che si innamorino del lavoro, come ho fatto io. Fortunatamente la nostra azienda è a ciclo chiuso, lavora dalla semina alla vendita fino alla comunicazione ed è più facile da gestire. Non ho intenzione di smettere a breve di lavorare ma forse…è il caso che inizio a scrivere un libretto di istruzioni!

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