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lunedì 14 dicembre 2020


Export, nel 2020 meno volumi ma più valore

Il 2020 per l’export di ortofrutta chiuderà col segno più a valore ma col segno meno in quantità. Marco Salvi, presidente nazionale Fruitimprese, commenta i dati del terzo trimestre dell’anno che va a chiudersi. “La tendenza dei primi 9 mesi dell’export (a settembre +7% a valore, -3,6% in quantità) si dovrebbe confermare, paghiamo la scarsità di produzione del 2019 che ha condizionato anche le vendite del primo semestre 2020. Nell’import le quantità si mantengono, a valore stiamo crescendo quindi il saldo attivo della bilancia commerciale è in costante riduzione anno dopo anno. Una tendenza che si può invertire solo lavorando sulla competitività del Paese e delle nostre imprese con interventi strutturali. Cresciamo su prodotti di alta qualità e varietà club (mele, uva, ecc) però essendo noi un paese leader anche nella produzione abbiamo bisogno di poter valorizzare anche i prodotti standard, ma sulle commodity siamo perdenti perché il mercato si sposta su altri paesi per una questione di costi”.

“Manodopera, trasporti, energia, da noi sono più cari che dai nostri competitor, - continua Salvi - qui bisogna incidere e dare un sostegno alle imprese per allargare gli orizzonti commerciali, aprire nuovi mercati, essere più efficienti ed efficaci nel sottoscrivere accordi bilaterali. Una questione che ripeto da 9 anni, da quando sono presidente: abbiamo fatto troppo poco sul fronte dell’internazionalizzazione, siamo troppo lenti. Gli altri occupano per primi mercati nuovi e godono  di rendite di posizione. Dobbiamo sempre rincorrere e in questa rincorsa si perde tempo e la nostra frutticoltura perde tanti produttori e tanti ettari per strada”.

Si chiude un anno molto complicato, in cui il nostro settore ha garantito produzione e distribuzione di prodotti indispensabili per la salute e il benessere degli italiani: “I nostri produttori, sin dalle prime ore della crisi, si sono prodigati per garantire alla popolazione la fornitura continua di prodotti freschi nonché un reddito alle famiglie dei propri dipendenti che purtroppo è venuto meno in altri settori. Purtroppo questo sforzo, e i relativi costi, non hanno trovato alcun riconoscimento in sede di provvedimenti governativi. Dalla mancata inclusione della filiera ortofrutticola tra quelle beneficiarie della decontribuzione prevista dal vari Decreti che si sono susseguiti, alla beffa del credito di imposta per le spese di sanificazione ed acquisto dei dispositivi di protezione (passato dal 60% annunciato al  28% dei costi sostenuti) , gli imprenditori del settore ortofrutticolo hanno beneficiato di aiuti pressoché irrilevanti”.



Tra le sfide del 2021 Salvi vede un rischio fortissimo per il "no deal" con la Gran Bretagna legato alle trattative per la Brexit : “Speriamo che con Biden gli Stati Uniti chiudano la fase dell’attacco a suon di dazi e ritorsioni contro l’Europa”.

La Legge di Bilancio prevede il rinvio all'1 luglio 2021 dell’entrata in vigore della plastic tax, “Auspichiamo la cancellazione di questo balzello che si somma all’incremento del contributo ambientale Conai per la plastica, previsto dal prossimo 1° gennaio. Un insostenibile aggravio dei costi di produzione per il  settore, che non può fare a meno di questo materiale per garantire freschezza e conservabilità”.  

Per il futuro ci attende anche la Farm to Fork Strategy, strategia “dal campo alla tavola” collegata al Green Deal, con cui l’Unione Europea vuole rendere l’attuale sistema alimentare più sostenibile, equo e rispettoso della salute umana e dell’ambiente.

Salvi conclude: “Voglio fugare sospetti e possibili equivoci: le aziende dell’ortofrutta sono pronte a raccogliere la sfida, già da diversi anni sono in prima linea nel ridurre l’impiego di sostanze chimiche privilegiando metodi alternativi come la lotta integrata. Le nostre imprese sono disponibili ad essere protagoniste di questa rivoluzione verde, purchè dispongano dei necessari strumenti di protezione delle colture, indispensabili per un settore soggetto alla crescente instabilità climatica, a ricorrenti fitopatie e invasioni di specie aliene. Siamo in linea con quanto chiesto dalle centrali cooperative di Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia alla Commissione Ue e all’Europarlamento. Bisogna tenere conto anche della sostenibilità economica degli obiettivi previsti dalla F2F. Rispettare standard ambientali più elevati significa sostenere costi maggiori, i quali potrebbero rendere la produzione europea meno competitiva rispetto ad altri Paesi che non rispettano le stesse norme”. Serve capire bene cosa accadrà: non ci possiamo permettere di perdere ulteriori quote produttive senza aprire la porta dell’Europa e dell’Italia ad un incremento dell’import, che metterebbe a rischio la nostra autosufficienza alimentare e la nostra leadership in produzioni di eccellenza importanti come mele, pere, kiwi, uve, ortaggi.

“Chiediamo da tempo alla politica - dice infine Salvi - di mettere le nostre imprese in condizioni di maggiore competitività  per affrontare la sfida dei mercati globali. Abbiamo tagliato e disinvestito sulla sanità e abbiamo visto i risultati. L’ortofrutta è una produzione strategica per il futuro del made in Italy: servono più attenzione e politiche mirate per creare le condizioni di una nuova fase di crescita e sviluppo. Se c’è una cabina di regia per l’export del vino deve essercene una anche per l’ortofrutta, seconda voce del nostro export agroalimentare. Il Tavolo nazionale dell’ortofrutta deve diventare la sede del rilancio di un comparto strategico per il futuro del Paese e del suo Mezzogiorno. Il mondo produttivo è pronto a fare la sua parte”. 

Fonte: Ufficio stampa Fruitimprese


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