eventi
THINK FRESH 
6 Settembre 2021
SPECIALE FRUTTA & VERDURA 
1 Dicembre 2021
CIBUS
Parma 
31 Agosto - 3 Settembre 2021
MACFRUT 2021
Rimini
7-9 Settembre 2021

TUTTOFOOD
Milano 
22-26 ottobre 2021
INTERPOMA
Bolzano
4-6 Novembre 2021 
FUTURPERA
2-4 Dicembre 2021
Ferrara 
FIERAGRICOLA 
Verona
26-29 Gennaio 2022

leggi tutto

martedì 10 novembre 2020


Uva, i nodi royalties e fitosanitari

I nodi royalties, fitosanitari e nuovi mercati al Gruppo di contatto uva che si è svolto venerdì in videoconferenza tra i rappresentanti di Italia, Francia, Portogallo e Spagna. Numerosi i partecipanti a quella che è stata la seconda assise da quando è stato istituito il coordinamento, nel giugno del 2019: coordinati dal dirigente Mipaaf Roberto Cherubini erano collegati 16 professionisti italiani, oltre a Simona Rubbi del Cso e Mario Schiano di Ismea; la delegazione  spagnola era composta da una decina di operatori oltre a due rappresentanti dell'ambascia; due invece i professionisti francesi più un rappresentante agricolo e due anche gli esponenti portoghesi, affiancati da altrettanti componenti ministeriali.



Le delegazioni -  spiega a Italiafruit News Cherubini - si sono scambiate informazioni sulle estensioni dedicate alla coltivazione dell'uva nei vari Paesi: le superfici risultano sostanzialmente stabili sia in Italia (che resta la principale realtà produttrice), sia in Spagna (al secondo posto) che negli altri due Stati, meno rilevanti.

La campagna italiana  è caratterizzata da un'offerta connotata da buon profilo qualitativo. In termini di superfici (circa 46 mila ettari) la produzione risulta nella media degli ultimi anni (attorno al milione di tonnellate stando ai dati Istat), in quanto il calo di resa per ettaro registrato in alcuni areali è stato compensato dall'entrata in produzione di nuovi impianti. 

Per la Spagna, la regione di Murcia, Alicante e in misura minore di Andalusia concentrano la maggior parte della coltivazione con una superficie di 13.792 ettari, con una produzione stimata di 273mila tonnellate, secondo i dati ministeriale. Nell'ambito della coltivazione dell'uva da tavola, le varietà apirene sono le più richieste, aumentando la loro produzione anno dopo anno, principalmente per la loro qualità e facilità di consumo. Attualmente, la Spagna ne è il principale produttore europeo con "epicentro" Murcia, che conta tremila ettari. Nella fase colturale di questa campagna, in tutti i quattro Paesi, non ci sono stati particolari problemi e i prezzi risultano discreti. 

Il Gruppo si è soffermato sul tema dell'innovazione per il quale i produttori italiani, francesi e portoghesi (meno quelli spagnoli, detentori di diverse royalties) affermano che per le nuove varietà coperte da brevetto, oltre al costo dei diritti (legittimo) si aggiunge la propensione dei costitutori a voler gestire la commercializzazione; un tema molto sentito soprattutto in Puglia e che causando molto fermento. 



Sul fronte fitosanitario, il Gruppo ha fatto presente che i continui divieti di utilizzare molecole (in 15 anni quella autorizzate sono diminuite del 50%) comportano difficoltà a difendere produzioni e redditi. Le deroghe all'impiego (più facili in Spagna che in Italia) "tamponano" parzialmente il problema e il mutuo riconoscimento rappresenta un'ancora di salvataggio.  Ma il tema resta caldo: non a caso già il prossimo mese potrebbe svolgersi una ulteriore riunione del Gruppo su royalties e fitosanitari.

Ulteriori spunti di interesse nella riunione di venerdì hanno riguardato la promozione del prodotto (la Spagna marcia più veloce del nostro Paese) l'aumento della vendita del prodotto confezionato rispetto allo sfuso in concomitanza con il periodo clou della pandemia, che impone riflessioni sulla sostenibilità, e l'importanza di accelerare nella riconversione delle varietà puntando sulle apirene: la Spagna, sottolinea Cherubini, può oggi fare affidamento sul 90% di varietà senza semi, mentre le regioni italiane più vocate, a partire dalla Puglia, arrivano al massimo al 40-50%

Infine, per quanto riguarda i nuovi mercati e l'import export, sono state confermate le difficoltà nel rapportarsi con altri Paesi: l'obbligo di ricorrere ad accordi bilaterali in uscita, spinge Italia e Spagna a collaborare per muoversi insieme, con l'intento di aprire ulteriori sbocchi in maniera più veloce ed efficace. 

Copyright 2020 Italiafruit News


Leggi altri articoli di:

Leggi altri articoli su:

Uva

Altri articoli che potrebbero interessarti: