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mercoledì 13 gennaio 2016


Piano Biotech, i primi commenti

E' notizia di ieri che il Ministero delle Politiche agricole finanzierà un piano triennale da 21 milioni di euro per lo sviluppo delle biotecnologie sostenibili su undici specie arboree e orticole che sarà coordinato dal Crea (cfr Italiafruit News del 12 gennaio 2016). "Per chi, come me, è stato impegnato anni su questo fronte, si tratta di un grande annuncio – dichiara a Italiafruit News Silviero Sansavini (nella foto di apertura), professore emerito dell'Università di Bologna – Il ministro Martina è stato di parola, ora si potrà ricorrere a biotecnologie alternative e più moderne come il genome editing e la cisgenesi, sgombrando il campo da equivoci tra Ogm-Organismi geneticamente modificati e le due nuove tecniche".

Ora bisogna capire come sarà attuato il piano, anche se sarebbe auspicabile un unico progetto centralizzato e coordinato dal Mipaaf per le undici specie interessate - agrumi, albicocco, ciliegio, melo, olivo, pesco, pioppo, vite, frumento, melanzana, pomodoro - semplificando il più possibile la gestione e i passaggi burocratici.

"La cosa più importante – chiosa Sansavini – è che con questa decisione, e la possibilità di utilizzare queste due tecniche alternative, l'Italia può recuperare un ruolo-guida nello studio e sviluppo delle biotecnologie".

“E’ una buona notizia che il Governo finanzi un progetto sulle biotecnologie – commenta il professor Bruno Mezzetti dell’Università Politecnica delle Marche, da anni impegnato nelle
biotecnologie applicate alle piante da frutto – e capisco che la priorità sia data ad alcune specie ritenute più significative per l’agricoltura italiana. Spero però che non ci si dimentichi di
altre specie non meno importanti, come ad esempio, fragola e piccoli frutti, in continua diffusione nel nostro Paese, alle quali i programmi di ricerca europea stanno dando maggiore priorità. L’approccio delle biotecnologie definite sostenibili è sicuramente interessante ai fini di aumentare l'accettabilità da parte dei consumatori. Si devono però ricordare due aspetti importanti: il primo, che anche queste tecniche prevedono approcci di ingegneria genetica; il secondo, che quanto la ricerca biotecnologica italiana ha prodotto finora deve essere portato alla luce con l'avvio della sperimentazione in campo, finora non autorizzata”.


Bruno Mezzetti

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a cura della Redazione

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