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lunedì 16 febbraio 2015


+34,2%: fa male l'aumento del contributo Conai

Dal 1° gennaio 2015 si è aggiunta una nuova pesante grana per il settore ortofrutticolo: l'aumento da 140 a 188 Euro/Tonnellata del Contributo Ambientale CONAI sugli imballaggi in plastica, una sorta di "tassa camuffata" che va a pesare su tutta la filiera ortofrutticola, dal campo alla tavola, e della cui riscossione e versamento sono responsabili i produttori stessi di imballaggi in plastica. Italiafruit News tratta l'argomento con Alberto Maso, Direttore Vendite Italia dell'azienda Nespak (Gruppo Guillin), specializzata nella produzione di imballaggi in plastica per frutta e verdura.

Quali conseguenze dirette e indirette avrà, sulla base della sua esperienza, il netto incremento del Contributo Ambientale CONAI (+34,2%) su tutta la filiera ortofrutticola?  
Purtroppo la risposta è molto semplice: aumenteranno i costi per coloro che acquistano gli imballaggi e che molto difficilmente riusciranno a scaricare a valle della filiera. Per contrastare questa situazione Nespak si sta impegnando da alcuni anni in un grande sforzo di reingegnerizzazione del proprio packaging per ridurne il peso senza modificarne la resistenza meccanica (il CONAI, infatti, si calcola sul peso del manufatto).

Ma, quindi, in Italia più si riciclano plastiche e più si paga: c'è un perché o è un altro controsenso tutto italiano?

Temo proprio di si. Quando ero giovane mi avevano insegnato i vantaggi delle economie di scala, ovvero all'aumentare dei volumi diminuivano i costi medi unitari, ma pare che questo non sia il caso. Non conosco perfettamente le dinamiche del COREPLA (Consorzio Nazionale per la Raccolta il Riciclaggio e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) ma pare proprio che vi sia una strettissima correlazione fra l'aumento dei volumi riciclati e l'aumento del contributo ambientale (obbligatorio).

Passando alla mera attività aziendale, vi ritenete soddisfatti dei risultati che avete raggiunto nel 2014?
Il 2014 come per molti produttori di ortofrutta, anche per Nespak è stato un annus horribilis. In pratica abbiamo registrato una modestissima crescita causata in particolare dal cattivo andamento della frutta estiva e, solo in parte compensata, da un discreto andamento dei prodotti invernali. Inoltre, siamo stati molto penalizzati dall'aumento delle materie prime che ha generato una maggiorazione di costi che abbiamo voluto assorbire per evitare contraccolpi negativi sui nostri clienti.

Per quanto riguarda invece l'anno in corso e la vostra strategia, quali sono i concetti chiave sui quali lavorerete, anche alla luce delle nuove tendenze di consumo a livello europeo?

Nespak è parte del Gruppo Guillin che nel proprio DNA ha sempre avuto come stelle polari l'innovazione e la gamma. Nespak in Italia, assieme alle delle aziende del Gruppo (Veripack, Dynaplast e Sharpak), conta ogni anno decine di nuovi modelli ed oltre 6.000 modelli sempre a stock. Ma l'Italia in questo momento chiede giustamente costi bassi e quindi siamo fortemente impegnati per ridurli, concentrandoci sui modelli "basici" di largo consumo. Temo però che in Italia troppi operatori si concentrano esclusivamente sui costi, trascurando delle opportunità che il mercato propone e che spesso passa nell'adottare anche un nuovo tipo di pack: è veramente triste dover citare quasi sempre Paesi stranieri per raccontare storie di successo!

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