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martedì 3 settembre 2013


CONSORZIO PICCOLI FRUTTI, I SOCI ANTICIPANO DI 8 ORE LA CATENA DEL FREDDO GRAZIE AL SISTEMA DI RAFFREDDAMENTO RAPIDO AD ARIA FORZATA

È stata una lotta contro i capricci meteorologici quella combattuta durante la campagna primaverile dal Consorzio Piccoli Frutti di San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona.
Il clima della primavera 2013 ha dato in effetti non poco filo da torcere agli agricoltori, tra freddo e precipitazioni intense da marzo a maggio. Secondo Coldiretti Veneto, nel solo mese di marzo è caduto il 60% di pioggia in più rispetto alla media, con punte dal 150 al 300% nel Triveneto. Per non parlare delle basse temperature che hanno reso difficile la fioritura e successiva maturazione dei frutti di stagione.
Benché tunnel e serre siano servite a non mettere a repentaglio l'intera produzione, la produttività della Darselect (cosiddetta "fragola di Verona"), la principale varietà prodotta dal Consorzio, è stata buona con un totale di 6.300 quintali nel periodo che va da aprile a inizio giugno 2013, contro i 6.964 quintali dell'analogo periodo del 2012. "La campagna ha avuto alti e bassi con una contrazione dei quantitativi a causa delle condizioni climatiche, ha commentato Alessandro Lucchini, esperto agronomo del Consorzio Piccoli Frutti. Commercialmente parlando gli esiti sono stati mediocri, se non appena sufficienti. Ci si sarebbe aspettati un prezzo più alto. Non oso pensare se la Spagna, nostro competitor, non fosse stata in difficoltà o se la produzione fosse stata abbondante".
Lucchini ammette di aver riscontrato quest'anno una minor richiesta di fragole da parte dei consumatori, che evidentemente fanno sempre più la spesa con entrambi gli occhi puntati al portafogli.
Nato nel 2008, il Consorzio Piccoli Frutti conta oggi 20 aziende socie, con dimensione media di 6 ettari ciascuna, e un fatturato complessivo pari a 11 milioni di euro, realizzato per il 90% dagli associati. Specializzato nella fragolicoltura e nella coltivazione di piccoli frutti (mirtilli, ribes, more, lamponi e ciliegie) commercializzati con il marchio Aurora Fruit, il Consorzio punta da sempre sulla ricerca varietale e la razionalizzazione dei sistemi di produzione delle aziende consorziate. Impegno, questo, che gli è valso nel 2011 il premio "Innovazione e Competitività" di Veneto Agricoltura, l'azienda regionale per l'agricoltura che aveva condotto un'indagine su 403 aziende agricole.
Tutti i soci del Consorzio Piccoli Frutti si fanno carico, oltre che della produzione e raccolta (quasi 600 gli operai stagionali occupati) anche del confezionamento, dell'etichettatura e della catena del freddo, mentre il Consorzio gestisce la rete commerciale e il coordinamento tecnico. Ogni singolo associato ha direttamente in azienda una packaging house e un sistema di raffreddamento rapido ad aria forzata che permette in sole quattro ore, anziché dodici, l'abbattimento a 4°C delle temperature dei frutti appena raccolti. Un'innovazione che garantisce una migliore serbevolezza di fragole e piccoli frutti, che mantengono inalterate le caratteristiche organolettiche e gustative per i giorni a seguire. La catena del freddo continua nei camion refrigerati che trasportano la frutta al centro logistico di Verona, da dove le confezioni vengono smistate verso le destinazioni finali.
Questa filiera efficiente permette al Consorzio Piccoli Frutti di esportare soprattutto in Germania (dove finisce il 70% delle fragole di Verona prodotte in primavera), Gran Bretagna e Francia.
Attraverso gli associati, la produzione della fragola è continua per otto mesi, integrando tra loro varietà e coltivazioni. Un rigido protocollo di qualità certificato dal campo alla tavola, tecniche di produzione integrata e fitofarmaci ridotti al minino garantiscono un prodotto sicuro per il consumatore oltre che per l'ambiente. "Le pratiche agronomiche adottate dai produttori sono mirate a ridurre sensibilmente il numero dei trattamenti antiparassitari e aumentare la qualità dei frutti, precisa Lucchini. Il 100% delle nostre produzioni avviene sotto coperture antipioggia, visto che la pioggia è il principale nemico di questa frutta delicata". Solo se necessario vengono utilizzati nuovi fungicidi con batteri antagonisti per contenere eventuali patogeni in modo naturale. Un sistema di tracciabilità garantisce poi qualità e percorsi dei singoli cestini. "Casi come quelli recenti di epatite A correlati presumibilmente al consumo di frutti di bosco e fragole congelati d'importazioni non ci toccano minimamente, sottolinea Lucchini. Notiamo, però, che spesso commercianti senza scrupoli vendono come italiani prodotti esteri, come il caso di fragole tedesche spacciate per nostrane. È un problema non solo fiscale, ma anche sanitario: all'estero sono ammessi fitofarmaci vietati da noi".

Fonte: Novagricoltura
 


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