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Le Gala biologiche recuperano terreno

La filiera delle mele biologiche è stata al centro di un workshop organizzato da Brio nell'ambito del progetto europeo Made in Nature. In diretta streaming, ieri, il racconto del percorso delle Gala, dalla raccolta alla piattaforma distributiva: sono intervenuti i produttori Andreas Bauer che coltiva Gala a Lazise (Verona) e il collega Simone Bazzoni (a destra nella foto con Bauer), l’agronomo tecnico di campo di Agrintesa Arnaldo Fazzini, il responsabile di qualità Brio Leonardo Buso e Anton Carra, direttore export Brio.

Bauer ha parlato dei nuovi cloni della mela rossa estiva per antonomasia, che puntano con decisione sul colore per dare valore aggiunto al prodotto di pianura. La vocazionalità del territorio, l'utilizzo di insetti utili, la resistenza del frutto senza dover ricorrere a particolari trattamenti, sono requisiti importanti per garantire un prodotto di qualità a fronte di condizioni climatiche sempre più incerte e critiche. 

Bazzoni, produttore biologico dal 2000 e biodinamico dal 2016, raccoglie sia mele che pere ma queste ultime nella stagione corrente sono praticamente ridotte a zero per le note vicissitudini: "La produzione di mele è al 70-80% di una annata normale, la qualità è progressivamente migliorata anche se risentiamo del problema della cimice", ha spiegato.



Anton Carra (foto sopra) ha spiegato che la campagna produttiva è stata relativamente normale, non inficiata più di tanto dalle gelate, pur partendo con una decina di giorni di ritardo; il confezionamento e le spedizioni sono iniziate da metà agosto e il mercato ha risposto in modo positivo sebbene si siano perse giornate preziose per sfruttare fino in fondo il fattore precocità

La scorsa settimana è stata staccata la prima Golden, poi sarà la volta di Granny Smith. "Abbiamo investito su varietà resistenti e nuovi cloni - ha detto - e grazie anche a importanti partnership, su lavorazione, packaging, certificazioni, oltre che sull'Igp del Trentino: ci proponiamo quale interlocutore primario e affidabile per tutta la stagione produttiva che termina con le varietà tardive. Al momento il mercato si conferma piuttosto ricettivo". In questi giorni tra l'altro partirà un container con destinazione Brasile. 



A livello di consumi il bio - ha concluso Carra -  vale in Europa dal 3 al 12-15% a seconda del Paese. È evidente che c’è ancora molto da fare per conquistare nuovi consumatori. I grandi margini di crescita sono dimostrati anche dai numeri di Brio che mostrano un +10% a valore e +15% a volume, rispetto all’anno scorso.

Negli ultimi anni le mele biologiche - è stato detto a conclusione del workshop - hanno mostrato di essere fra i prodotti più apprezzati, in Italia e all’estero, registrando una crescita importante rispetto al leggero calo di quelle convenzionali. La produzione biologica italiana, infatti, conta su una produzione di oltre 203.400 tonnellate l’anno, pari al 9,9% del totale (rispetto al 5% del 2018), cifre che rendono l’Italia il primo produttore europeo come evidenziano i numeri dell'edizione 2021 di Prognosfruit.

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